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Quanto amore nello spettacolo di Conte

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Quanto amore nello spettacolo di Conte

GENOVA. 30 OTT. Di solito si dice che se il testo è valido per il regista è meno faticoso montare la messa in scena. Se in parte questa opinione può essere veritiera, diciamo anche che, ahimè, si sono visti buttar via splendidi testi per una cattiva regia. Eurydice, di Jean Anouilh è uno splendido testo, lo sappiamo tutti, ma è anche un testo difficilissimo e mettere in scena questa drammaturgia non è affatto cosa semplice. Emanuele Conte ci è riuscito facendo un ottimo lavoro in questa nuova produzione della Tosse che ha debuttato mercoledì 26 ottobre in Prima Nazionale  e che resterà  in scena fino al 6 novembre.

Conte è stato bravo perchè ha avuto un’estrema sensibilità nel capiree tradurre l’amore, anzi l’innamoramento, quella scintilla magica che rende la quotidianità della vita radiosa, quello che ti prende alle viscere, quello che ti fa fare i colpi di testa, quello che presenta ai tuoi occhi solo la persona amata, ma anche quello delicatisimo, dalla durata effimera, che è facile a bruciarsi in pochissimo tempo .

In una scenografia a specchi montata in prospettiva si muovono i vari personaggi che non a caso hanno la possibilità di riflettersi appunto con sè stessi. Alcuni di loro riescono a vedersi dentro altri assolutamente no e per questo sono superficiali e vacui. Ma chi si guarda dentro vede anche la sua anima e di questa ha paura perchè scopre non essere pura. E senza anima pura non si ha diritto all’amore, quello vero, naturalmente.


Eurydice, interpretata da una splendida Sarah Pesca,  è una giovane donna con alle spalle una esperienza troppo pesante di donna, un’esperienza di donna vissuta ingombrante quando si trova davanti  all’Amore. Orfeo , un bravissimo Gianmaria Martini, è privo di qualunque esperienza amorosa ed è assolutamente innocente davanti a questa nuova sensazione , questo nuovo sentimento che lo riempe fino in fondo ed in cui si immerge totalmente con la gioia di un bambino . Il dramma di Jean Anouilh racconta proprio questo: l’impossibilità di far convivere il disincanto e l’innocenza.

Eurydice è alla ricerca della purezza perduta, alla ricerca di un istante assoluto che spazzi via quel passato che la fa sentire sporca, ma questo non è possibile, perchè lui, il suo amato Orfeo, dice di amarla ma in fondo quello che ama è un’immagine diversa di lei. Da qui la fuga e la morte di entrambi come purificazione e riscatto per ognuno di loro.

Conte ha colto nel segno disegnando i due protagonisti con grande raffinatezza ed affetto. Sembra di assistere al primo atto di Romeo e Giulietta di Shakespeare quando i due giovani si incontrano nel bar della stazione e scatta il colpo di fulmine. La poesia di quelle parole e quei gesti appena abbozzati che trattengono la passione che sta per scoppiare dentro i loro cuori è davvero toccante e fa ricordare momenti vissuti in ognuno di noi, forse troppo spesso lasciati in un angolo del cuore.

Ottimo anche tutto il resto del cast  da Enrico Campanati nel doppio ruolo del padre di Orfeo a quello di Dulac impresario/amante di Euridice. Bravisima Susanna Gozzetti  che  interpreta brillantemente la madre vamp di Eurydice, e poi ancora Pietro Fabbri anche lui nel doppio ruolo dell’amante della madre e del cameriere d’albergo e naturalmente Fabrizio Matteini ,il signor Henry, ovvero la Morte, che vediamo silenziosa e presente sin dall’inizio accanto ai due protagonisti,  a presagire l’ineluttabile loro destino.

FRANCESCA CAMPONERO

 

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