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Quante sfumature psicologiche nel Don Carlo di Verdi

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Quante sfumature spicologiche nel Don Carlo di Verdi

GENOVA. 22 APR. La serata di ieri al Carlo Felice si è aperta con la voce di Daniela Dessì. Lei come sappiamo non c’è più, ma il teatro genovese l’ha voluta ricordare facendo riascoltare al pubblico in registrazione la sua splendida interpretazione in “Vissi d’arte” dalla Tosca di Puccini, pezzo forte della soprano. Presente in sala anche il marito il tenore  Fabio Armiliato visibilmente commosso. Lo staff del Carlo Felice ha voluto infatti dedicare la prima del Don Carlo alla cantante prematuramente scomparsa che, come ha detto il sovrintendente Roi, “E’ stata più volte ospite nel nostro teatro offrendoci momenti di alta elevatura artistica“.

Alle 19, 15 il maestro Valerio Galli alza la bacchetta e dà il via al lungo spettacolo di Don Carlo, la tragedia in cinque atti di Verdi oramai cinquantenne che con quest’opera torna al suo amore per Schiller mettendo in scena il conflitto generazionale tra padre e figlio in un panorama cupo intriso di amore, odio, politica e religione.

Il sipario si apre su un fondale che è una grossa lapide di marmo in cui è scolpito grande il nome di Carlo V , nonno del protagonista e padre del tiranno Filippo II, personaggio cardine della storia, all’inizio invisibile e che prorompe poi alla fine dell’opera per salvare il ”giusto”. Un storia che mette in luce il contrasto fra due concezioni politiche diverse, sintetizzato dal confronto fra il Marchese di Posa, propenso ad una politica liberale fondata sulle autonomie, e Filippo II incarnazione della monarchia assoluta. Una storia che presenta il conflitto tra Stato e Chiesa, rappresentato dalla lotta persa in partenza di Filippo II, che non riuscirà ad imporsi al potere temporale della Chiesa, con il Grande Inquisitore.


Verdi nel suo ambizioso e complesso corpus operistico affina la ricerca psicologica avviata con le opere della “trilogia popolare”. Filippo II viene presentato come una personalità negativa, salvo nel terzo atto in cui rivela inaspettatamente un lato intimamente patetico. Don Carlos ha il carattere più romanticamente impulsivo, mentre Elisabetta è una figura femminile rassegnata all’infelicità. Le figure di Rodrigo, Marchese di Posa, e della Principessa Eboli, costituiscono il motore della vicenda. Su tutti incombe la possente figura del Grande Inquisitore, arbitro dei destini di tutti, alla cui volontà lo stesso Filippo dovrà piegarsi.

Ed è proprio la prorompente incombenza della Chiesa dell’Inquisizione che detta i colori alla regia di Cesare Lievi . Solo grigi e neri nelle scene e nei costumi, salvo qualche rosso quando si parla di sangue, tingono la tragedia verdiana non dando spazio ad alcuna nota di positività e speranza. Una traduzione plausibile, ma forse un po’ troppo piatta data anche la lunghezza dell’opera. Per fortuna è la musica di Verdi, con somma abilità introspettiva, a dare colore ed espressione a ogni sfumatura psicologica, a ogni variazione di carattere. Verdi in questo suo capolavoro impiega un linguaggio moderno, armonie cromatiche e instabili, effetti orchestrali ricchissimi e ricercati, e soprattutto forme fluide e flessibili. Forse Don Carlo è meno unitaria di altre sue opere, ma sono potent tanto la forza drammatica quanto l’efficacia rappresentativa.

Peparato il cast in cui senza dubbio si rileva la professionalità consolidata di Giovanna Casolla, qui nel ruolo della Principessa Eboli, come quella di Franco Vassallo abile in un repertorio che ha già affrontato numerose volte nei teatri più importanti del mondo, quello di Rodrigo. Valente anche Riccardo Zanellato, artista che conosce bene le sue forze, come le sue debolezze, riuscendo quindi a crearsi una armonia interiore che gli permette di brillare sul palco grazie anche al physique du rôle che in questo caso lo fa apparire davvero come un re. Il tenore venezuelano Aquilles Machado suo agio dal punto di vista vocale appare solo un po’ stereotipato nella caratterizzazione del personaggio. Potente la voce di Svetla Vassilieva, soprano bulgara, molto bella ed affascinante, che mostra però una voce con una forte tendenza  a  ‘spingere’  sugli  acuti. Brillante l’orchestra sotto la direzione del giovane maestro viareggino Valerio Galli.

Lo spettacolo sarà in scena fino a martedì 2 maggio (turno G ore 15,30)

FRANCESCA CAMPONERO

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