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Puggioni: Rapallo non ha aderito a Sprar, ora possiamo opporci ai migranti

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Il sindaco di Rapallo Carlo Bagnasco

GENOVA. 19 LUG. “Al fine di fronteggiare l’eccezionale, continuo, massiccio ed incessante afflusso anche sul territorio di questa Città metropolitana di cittadini stranieri extracomunitari richiedenti protezione internazionale”.

La Prefettura di Genova ha annunciato così il bando rivolto alle associazioni, onlus e coop, che intendono dare ospitalità ai migranti in cambio di un compenso pagato con soldi pubblici. La procedura è quella prevista dal Ministero dell’Interno, che nei mesi scorsi ha ribadito ad Anci Liguria di rifiutare la proposta di adottare il tetto massimo di 6043 migranti in caso di adesione della maggioranza dei Comuni al sistema di accoglienza Sprar.

Non avendo affatto la garanzia di un numero massimo di migranti sul territorio, molti Sindaci, fra cui quello di Rapallo, hanno seguito il buon senso e le indicazioni politiche della Giunta regionale rinunciando ad aderire allo Sprar. Infatti, il Ministero dell’Interno ha affermato che siccome gli sbarchi non si fermeranno, ed anzi si prevede che per il 2017 aumenteranno, continuerà ad inviare in Liguria altri migranti.


“Non avendo aderito allo Sprar – spiega  il consigliere regionale del Carroccio Alessandro Puggioni – ora Rapallo deve e può lottare con tutti i mezzi legittimi a disposizione per evitare i nuovi, ulteriori arrivi.

La maggioranza dei cittadini i migranti non li vuole. Nè a Rapallo, né in Sicilia, né in Puglia, né in Lombardia. Quindi devono essere sì salvati, ma immediatamente respinti e riportati sulle coste da dove sono partiti, realizzando un blocco navale ed hot spot in Nordafrica e garantendo l’accesso in Italia solo ai veri profughi, che peraltro risultano solo una percentuale minima del totale (tra il 5% e il 20%).

Il Governo nazionale, però, non ha ancora trovato soluzioni idonee per fermare gli sbarchi e risolvere il problema del caos migranti, che alimenta il fenomeno del business dell’accoglienza ed il degrado nelle nostre città.

In tale contesto, la Prefettura di Genova ha quindi deciso di imporre il collocamento di altri presunti o finti profughi in alcuni Comuni del territorio dell’ex provincia genovese, fra cui Rapallo, utilizzando il sistema Cas anziché quello dello Sprar.

La differenza sostanziale tra i due sistemi di accoglienza (realizzati dai geni che governano a Roma) è che il primo viene deciso e calato dall’alto, mentre il secondo viene deciso dall’alto, ma ci dovrebbe essere una forma di collaborazione e quindi di contrattazione con i Comuni che accettano i migranti (senza però ottenere concretamente nulla a favore della maggioranza di cittadini che non li vuole).

Tuttavia, siccome il Ministero dell’Interno ha già chiarito e ribadito che, allo stato delle cose, non si può garantire un tetto massimo di migranti, appare evidente che la scelta dei Comuni liguri che non hanno aderito allo Sprar è stata quella giusta e di buon senso. Perché, in ogni caso, il numero dei richiedenti asilo inviati sul territorio sarebbe stato comunque cospicuo in base alle esigenze del Ministero, subalterne al numero degli sbarchi (peraltro aumentati di circa 20% rispetto all’anno scorso).

La reale differenza tra la decisione dei Comuni di aderire o meno allo Sprar, quindi, è che nel primo caso i Sindaci non possono più aprire becco sul numero dei migranti, si rendono complici del business dell’accoglienza e del degrado in città, essendo poi costretti ad ospitarne di più in base alle esigenze del Ministero.

Nel secondo caso, invece, i Sindaci, che sono sempre costretti ad accettare le imposizioni dall’alto senza alcuna garanzia di un tetto massimo, poi possono mettere in atto dei provvedimenti amministrativi per ostacolare l’invio e la permanenza dei migranti sul territorio, ottemperando così alle disposizioni ed esigenze di vivibilità della maggioranza dei cittadini che li hanno eletti.

Pertanto, ribadendo che ormai le Prefetture risultano più che altro delle agenzie immobiliari per migranti, invito il Sindaco Carlo Bagnasco ad attuare tutti i provvedimenti necessari, dalla verifica degli impianti non a norma degli appartamenti e del rispetto di tutte le norme che devono rispettare anche gli italiani, per contrastare ciò che viene deliberatamente imposto da Roma, ma non da altri Governi europei, anche in cambio di una maggiore flessibilità della UE sui conti dell’Italia.

Ricordo inoltre che gli appartamenti in cui saranno collocati i 15 migranti a Rapallo sono di proprietà demaniale, ma non sono mai stati utilizzati per le esigenze dei rapallesi disoccupati e delle nostre famiglie in stato di difficoltà economiche. Prima noi, poi eventualmente loro”.

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