Prof. Eva parla alla Bocciofila Lido su esodo italiani e Foibe

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Domani alle 17,30 nella sala conferenze del circolo Bocciofila Lido in Albaro, il prof. Claudio Eva e lo storico Alberto Rosselli parleranno delle Foibe e del genocidio italiano
Domani alle 17,30 nella sala conferenze del circolo Bocciofila Lido in Albaro, il prof. Claudio Eva e lo storico Alberto Rosselli parleranno delle Foibe e del genocidio italiano
Domani alle 17,30 nella sala conferenze del circolo Bocciofila Lido in Albaro, il prof. Claudio Eva e lo storico Alberto Rosselli parleranno delle Foibe e dell’esodo Giuliano Dalmata

GENOVA. 3 MAR. L’associazione GenovaCresce domani alle 17.30 organizza un incontro con il professore Claudio Eva e lo storico Alberto Rosselli sul tema delle “Foibe e l’esodo Giuliano Dalmata”. L’appuntamento è nella sala conferenze del circolo Bocciofila Lido di via Gobetti in Albaro.

Il Giorno del Ricordo istituito con legge dello Stato italiano nel 2004, ad opera del Governo Berlusconi, dopo sessanta anni di assordante silenzio ha portato a dignità storica i drammatici eventi che portarono alla tragedia delle foibe in Istria e nel Carso ed all’esodo dei  Fiumani e Giuliano-Dalmati dalle loro terre.

Può anche apparire sintomatico che il tema delle foibe e dell’esodo sia tornato di attualità dopo le pulizie etniche che si sono riprodotte nella ex-Iugoslavia al momento della dissoluzione della Federazione delle Repubbliche Socialiste degli Slavi del Sud, fondata dai diversi partiti comunisti iugoslavi, unificati sotto la guida del maresciallo Tito.

Quando si parla della tragedia delle Foibe non ci si riferisce esclusivamente alle persone gettate, uccise in vario modo o ancora vive, nelle cavità carsiche diffuse nell’Istria ma a tutte le esecuzioni e sparizioni di persone avvenute dal settembre 1943 fino ad oltre il maggio-giugno 1945, ad opera delle formazioni partigiane iugoslave o della polizia segreta (OZNA), che accompagnava e controllava l’intero movimento «di liberazione» iugoslavo (AVNOJ).

Allo stesso fenomeno “Foibe” si possono  ascrivere le migliaia di deportati civili di nazionalità italiana dai territori considerati e di militari italiani appartenenti a reparti della RSI ivi dislocati, ma anche a reparti partigiani italiani o al Corpo di Liberazione Nazionale del Sud, catturati negli stessi territori alla fine delle ostilità (aprile-maggio 1945), che risultarono ufficialmente scomparsi dopo la cattura.

Va sottolineato che l’italianità fu perseguitata anche negli anni successivi alla fine della guerra e si protrasse nel dopoguerra con incarcerazioni, deportazioni e privazioni della libertà.

Le “Foibe” rappresentano a tutti gli effetti un genocidio perpetrato dagli slavi nei confronti della popolazione dell’Istria, a stragrande maggioranza italiana,  con lo scopo primario di eliminare qualsiasi traccia di italianità da quelle terre che Tito voleva annettersi, passando dalla lotta armata contro gli invasori stranieri e i nemici interni, alla costruzione del nuovo stato comunista a partito unico che alla fine della seconda guerra mondiale sostituì il defunto Regno di Iugoslavia.

La relazione cercherà di dare una risposta alla cause che portarono a questo genocidio dando così una chiave di lettura anche per la comprensione dell’esodo della popolazione italiana dalla ex-Venezia Giulia, nonché delle ragioni che portarono lo Stato italiano ad ergere una cortina di silenzio su fatti che coinvolsero 350.000 italiani esuli in patria.

Il silenzio ha anche coperto il modo in cui quegli esuli, i cui beni servirono a pagare il 70% dei danni di guerra alla Yugoslavia, furono trattati al loro arrivo in Patria.

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