Prè e immigrati: Doria non fa, privati speculano sul degrado

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GENOVA. 1 OTT. Insicurezza, degrado, business immigrati e, soprattutto, mancata riqualificazione del centro storico. Ornella Cocorocchio, presidente dell’associazione Coscienza di Zena e residente della zona di Prè, interviene con una lettera aperta alla comunità genovese.

“Quelli di Prè si riconoscono per costanza, testardaggine ed esaurimento nervoso. Pensano e parlano soltanto di una cosa, apparentemente estranei a tutto ciò che non riguarda il loro piccolo mondo nel centro storico genovese. Sono instancabili nel cercare il modo che – secondo loro – dovrà servire ad invertire il processo di degrado che da tanti anni coinvolge il quartiere. Non lo fanno per cercare di alzare, come è stato detto, il valore economico di residenze o locali commerciali nel centro della città. Non si danno pace perchè Prè è il posto in cui vivono e lavorano: difenderlo equivale a proteggere una scelta di vita. Certo, lo sapevano prima che non sarebbe stato facile abitare lì e, per evitare grane, potevano andarsene a Castelletto oppure ad Oregina. Ma lì c’è troppa uniformità di vita: a quelli di Prè è invece più congeniale la disomogeneità dell’esistenza.

Il preambolo era necessario perchè spesso le stesse persone hanno dovuto rispondere ad accuse più o meno velate di intolleranza o peggio di razzismo. Accuse per lo più da parte di politici, per mettere a tacere chi chiede “semplicemente” l’applicazione e il rispetto delle norme. Si potrebbe ritenere che sia un fatto superfluo ma non è cosí, perché Prè sembra godere di una speciale dispensa grazie alla quale si possono eludere le regole applicate altrove. Quelle che stanno alla base del vivere civile e sulle quali si costruisce quel tessuto sociale che è il primo e naturale avversario di ogni degrado.

 

Nel tentativo di spiegare un fenomeno tanto complesso quale è il quartiere di Prè, una prima constatazione da fare è che nell’area buona parte della proprietà è pubblica: Soprintendenza, Università e Comune occupano massicciamente il luogo. Col senso comune si immagina per ciò stesso un migliore funzionamento delle cose ma qui sopraggiunge il paradosso, perchè invece si registra il peggio, per almeno due buone ragioni:

1)     Quegli illustri palazzi sono delle entità separate rispetto al resto, non hanno alcun rapporto con il territorio;

2)     La gestione degli appartamenti e dei locali sia del Comune sia della Soprintendenza non è mai rientrata in una visione più complessiva del quartiere e quindi in un’azione sinergica atta a favorirne il recupero. Che significa partire dalla comprensione delle criticità del luogo e puntare decisamente verso tutto ciò che possa favorire la ricostituzione di un tessuto sociale.

Sarebbe comunque ingiusto credere che siano solo di proprietà pubblica i tanti appartamenti e locali dati in affitto senza la minima attenzione nei riguardi del quartiere e della comunità. Si ricorda brevemente che a partire dagli anni ’70, gran parte dei proprietari di immobili aveva lasciato Prè secondo le indicazioni di un progetto pubblico di risanamento abitativo che attese vent’anni per iniziare. Il ritardo aveva finito per creare una terra di nessuno, un ricettacolo per disperati d’ogni tipo, appetito da chi, grazie anche ai fenomeni migratori, cercava ora di sfruttare il business emergente. E cosí i proprietari si trasformarono in un’allegra combriccola che in cambio di lauti affitti, quasi sempre in nero, offriva appartamenti e negozi da adibire a dormitori o per impiantare laboratori, destinati al fiorente mercato del contraffatto o peggio per la preparazione di droghe. In breve le attività commerciali a supporto delle richieste del mercato si moltiplicarono, sino a tessere una vera e propria rete economicamente criminale.

È stato questo lo stile cui finora si sono attenuti molti proprietari privati, tutti rigorosamente non residenti nel centro storico. Fortunatamente non sono una categoria compatta. Tra loro si trova anche chi affitta la propria bella casa in maniera trasparente ed equa o chi, dopo aver ereditato le fortune familiari, cerca faticosamente di sanare situazioni pregresse. Pochi casi sufficienti a testimoniare che è possibile contemperare interessi puramente individuali ed economici con quelli più generali della collettività.

Molti sono i problemi di questa porzione del centro storico, alcuni fanno capo a un atteggiamento passivo delle Autorità nei suoi confronti – in primo luogo all’aver rinunciato a far rispettare le regole che vigono dappertutto  – altri riportabili direttamente all’avidità di chi considera quel luogo soltanto come qualcosa da far fruttare economicamente. Per verificarlo basta osservare gli annunci immobiliari: alla voce Prè si troverà aggiunto “ottima possibilità di investimento” . Vuol dire che qui, secondo le valutazioni commerciali e l’opinione dei genovesi che se ne stanno distanti, è vantaggioso investire ma non certo vivere….. Eppure “quelli di Prè” abitano proprio lí. Ornella Cocorocchio“.

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