Poliziotti con i deboli: ultraottantenne incarcerato è paradosso

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Il segretario del Siap: noi poliziotti sempre dalla parte della legge e dei più deboli, caso ultraottantenne malato incarcerato è un paradosso
Il segretario del Siap: noi poliziotti sempre dalla parte della legge e dei più deboli, caso ultraottantenne malato incarcerato è un paradosso
Il segretario del Siap Roberto Traverso: noi poliziotti sempre dalla parte della legge e dei più deboli, caso ultraottantenne malato e incarcerato è un paradosso

GENOVA. 29 FEB. Caso Rubino. Non si placa la bufera sulla decisione di taluni giudici genovesi di incarcerare l’ultraottantenne malato, quando tanti delinquenti sono fuori. Forti con i deboli e deboli con i forti.

Il sindacato Siap oggi ha ricordato che i poliziotti si schierano sempre per la legge e a fianco dei deboli, ma ha anche lanciato un appello per frenare gli insulti di alcune decine di estremisti, ignoranti e maleducati, che sul web hanno colto l’occasione per insultare le forze dell’ordine, a fronte di altre migliaia di legittimi commenti di indignazione contro lo “Stato bullo”.

“Il paradosso dell’ultraottantenne incarcerato per gli insulti a dei vigili urbani genovesi – ha spiegato il segretario generale provinciale del Sindacato Italiano Appartenenti Polizia, Roberto Traverso – non deve servire a minimizzare un fenomeno che sta diventando inaccettabile sul territorio genovese e che interessa in generale tutte le forze dell’ordine. A Genova e nel Tigullio c’è sempre meno rispetto del ruolo professionale di chi rappresenta le istituzioni, ma l’aspetto più paradossale della questione sta nel fatto che sono proprio le istituzioni ad essere allo sbando. Assurdo che sia stato il legislatore a depenalizzare quei reati, che servivano a garantire l’immagine di chi rappresenta lo Stato e poi si arrivi a mettere in carcere una persona di 84 anni, alimentando un naturale disappunto da parte dei cittadini.

 

La realtà è quella che ormai è quasi normale che si possano insultare pubblici ufficiali, agenti e ufficiali di polizia giudiziaria, per non parlare degli incaricati a svolgere incarichi pubblici come gli autisti dell’Amt senza che vengano presi provvedimenti giudiziari efficaci. Inaccettabile che questo avvenga perché l’ordine tacito di scuderia sia quello di tollerare per il quieto vivere istituzionale in una città considerata difficile e si propende pertanto ad alimentare il quieto vivere istituzionale, anche con l’autorità giudiziaria. A Genova le forze dell’ordine che lavorano sul territorio devono e vogliono assumersi le loro responsabilità professionali, ma nello stesso tempo non è accettabile che debbano temere di prendere i provvedimenti previsti dalla legge di fronte ad insulti ed offese pubbliche.

Mentre si continua ad abbandonare l’attività investigativa e preventiva sul territorio, si preferisce perder tempo a fermare inutilmente centinaia di persone per effettuare accertamenti statistici nel centro storico di Genova e non si danno indicazioni operative chiare per accompagnare negli uffici per accertamenti identificativi e successive comunicazioni alle autorità competenti, nel caso di insulti e offese ricevute dagli operatori sul territorio. Non ci si stupisca quindi se sui mezzi pubblici o nelle strade aumentano i casi che creano disagio sociale. Quindi, oltre alla solidarietà ai vigili urbani genovesi, che stanno raccogliendo ingiusti insulti sul web, il Siap rivendica un intervento istituzionale pubblico da parte chi ha la responsabilità delle donne e gli uomini in divisa sul territorio genovese.

I vertici dovrebbero essere i primi a tutelare i propri dipendenti e non lasciarli offendere dai pochi genovesi che puntano a destabilizzarne l’immagine. Invece, insieme all’immobilismo del comandante dei vigili urbani, raccogliamo il silenzio del questore e dei vertici degli altri corpi di polizia e carabinieri”.

 

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