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Più robot, meno occupazione. Come sarà l’Italia tra 10 anni?

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Più robot, meno occupazione. Come sarà l'Italia tra 10 anni?

MILANO.14 FEB. Una crisi occupazionale, dovuta alla maggiore diffusione delle macchine e del digitale in tutti i settori lavorativi, potrebbe colpire il prossimo decennio. Questa funesta valutazione è la deduzione della ricerca “Il futuro del lavoro nella società digitale” condotta da Sda Bocconi, School of Management. Da questo studio si intuisce che le aziende sfrutteranno le opportunità delle nuove tecnologie informatiche, sempre più veloci e multifunzionali. Ma per il 69% delle aziende, c’è anche la responsabilità di preoccuparsi dei livelli occupazionali in diminuzione.

«L’80/90% dei manager e i direttori delle risorse umane prevedono che il lavoro impiegatizio e degli operai rischia di scomparire ‒ spiega Alfredo Biffi, professore Sda e curatore della ricerca insieme a Pierfranco Camussone ‒ in parte anche il lavoro concettuale ha prospettive non buone e rischia di diminuire. Nell’arco di 10 anni si cominceranno a vedere i primi effetti. Per questo le aziende stanno investendo per cercare di contrastare gli effetti dell’automazione. Anche se oggi possiamo già vedere computer che fanno investimenti finanziari, l’aumento della formazione a distanza e altri fenomeni che progressivamente riducono il lavoro di diverse categorie.»

Quale sarà il futuro lavorativo? Secondo gli esperti c’è un’ equilibrata incertezza su quello che potrà succedere sia in una logica aziendale sia a livello economico e sociale. Un impatto occupazionale si avrà nella sostituzione uomo o più uomini con una macchina. In questo contesto i giovani non hanno comunque una netta tendenza a scegliere il lavoro manuale. E’ opinione di molti dirigenti, comprendere quali competenze sono necessarie a un modello di sviluppo che si sta trasformando e decidere quali occupazioni far emergere attraverso percorsi di formazione e qualificazione delle competenze non solo digitali.


«Per essere in grado di reggere il cambiamento e non subirlo, occorre dotarci di strumenti culturali e operativi che ci consentano di rapportarci in un mercato del lavoro severo, selettivo e in continua trasformazione. Investire nella cultura digitale e sistemi di gestione del lavoro informatizzato è essenziale per essere sempre protagonisti della propria occupazione che ci da un reddito per una vita dignitosa. Prima bisogna investire nella formazione scolastica e universitaria e dopo gli studi, sacrificare parte del nostro tempo sull’aggiornamento professionale. Queste scelte rappresentano la strada obbligata nel contesto di digitalizzazione dei processi aziendali che stiamo vivendo.» Questa è la modesta opinione di chi ha scritto questo articolo.  ABov

2 COMMENTI

    • Grazie per il commento! Molto gradito. Se la classe imprenditoriale e le banche pensano ad una nazione dove il lavoro diventa diversificato e si promuove l’artigianato, l’agricoltura la piccola industria che produce beni di qualità, gli italiani hanno estro, manualità ed sono lavoratori, allora Italia ritornerà a livelli europei. Se si pensa solo al profitto e alle spietate leggi dell’economia e della finanza, gli italiano diventeranno sempre più poveri. Dobbiamo trovare persone con un po’ di umanità. Come ho scritto, pare che il 60% della classe dirigente ragioni con questo metodo. Al prossimo articolo. Antonio Bovetti.

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