Picchiato sul bus perché presunto gay

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40enne picchiato sul bus perché ritenuto gay
40enne picchiato sul bus perché ritenuto gay

GENOVA. 4 AGO. Un uomo di 40 anni è stato selvaggiamente picchiato sul bus in quanto ritenuto gay ed ora viene mantenuto in coma farmacologico in ospedale a Genova; a darne notizia è Il Secolo XIX.

Secondo quanto riferito dalla compagna della vittima, l’uomo stava tornando a casa in compagnia di un amico quando sul bus una ragazza l’ha apostrofato dicendo “gay di merda non guardare il mio ragazzo”.

Lui ha chiesto scusa, affermando di essere sovrappensiero ma non è bastato: in sei, tra cui due donne, l’hanno picchiato forse anche utilizzando delle catene.

 

La vittima è riuscita a tornare a casa dove qualche giorno dopo si è sentita male. Trasferito in ospedale è stato sottoposto a un intervento di neurochirurgia alla testa.

I carabinieri, hanno denunciato l’autista del bus per favoreggiamento in quanto non è intervenuto né ha chiamato i soccorsi o le forze dell’ordine, e hanno avviato le indagini del caso per individuare i sei responsabili del pestaggio.

Il pm Ranieri Miniati ha aperto un fascicolo per tentato omicidio.

A tale proposito ecco il commento di Arcigay che in una nota condanna i fatti.

“A Genova facciamo fatica a ricordare quando si è verificata l’ultima aggressione di stampo omofobo e questa notizia è, come si è soliti dire, un fulmine a ciel sereno. Questi sono eventi di cui sentiamo parlare di solito da altre città, da lontano, quindi perché anche qui? Perché in questa città che si è sempre saputa distinguere per inclusione e tolleranza? Perché nella Genova Città dei Diritti? Perché nella città del Pride del 4 luglio?
L’aggressione è avvenuta in pieno centro città, nei pressi di importanti luoghi di ritrovo per genovesi e turisti ed inoltre presso alcuni locali frequentati nel fine settimana da gay genovesi.
Il fatto che l’uomo aggredito non fosse gay per noi non è importante. Innanzi tutto è una persona e in quanto tale sentiamo di voler manifestare la nostra solidarietà e vicinanza, garantendo, se necessario, l’assistenza dei nostri legali.
Dobbiamo fare anche qualche altra riflessione. Per gli aggressori era gay e a noi basta per chiedere ad alta voce d’essere difesi. Difesi come persone e come gay.
La Legge Mancino (205/93) punisce discriminazione, odio o violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi. Questa Legge, utile e importante, si preoccupa di riconoscere la lesione che colpisce non solo la persona aggredita, ma anche il gruppo di appartenenza. La comunità LGBT in questo elenco non è mai stata compresa: orientamento sessuale e identità di genere non ci sono. Tante volte abbiamo ormai visto iniziare un iter legislativo per farlo, ma mai lo abbiamo visto concludersi.
Oggi il gruppo aggredito è quello LGBT; la comunità gay genovese oggi non può che sentirsi aggredita e chiede giustizia; quella giustizia che lo Stato italiano ha il dovere di garantire.
Su Facebook da qualche ora in molti stanno diffondendo la notizia e manifestano la propria solidarietà e la propria rabbia. Chiediamo a tutti di continuare, di farlo come singoli e come gruppi, associazioni o enti. Facciamo vedere a tutti che questa aggressione non è Genova!!!”.

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