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Pensione anticipata: l’Ape volontaria è un prestito salato

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Pensione anticipata: l’Ape volontaria è un prestito salato

GENOVA. 9 SET. La “pensione anticipata” sì è concretizzata. Il presidente del consiglio Paolo Gentiloni ha firmato il decreto che introduce in via sperimentale Ape volontaria, fino al 31 dicembre 2018. Perché il provvedimento siglato dal premier diventi operativo, il testo deve essere esaminato dalla Corte dei conti, poi pubblicato sulla Gazzetta ufficiale. Devono essere delineate e stipulate, le convenzioni con banche e assicurazioni disponibili ad anticipare le somme richieste.

L’applicazione sarà retroattiva. Potranno infatti presentare richiesta coloro che hanno maturato i requisiti fissati a partire dal primo maggio 2017, cioè over 63 e 20 anni di contributi versati. Non bisogna confondere l’Ape volontaria con l’Ape sociale, che ha altre regole con particolari categorie di aventi diritto, le più svantaggiate. Ape, ovvero Anticipo finanziario a garanzia pensionistica è un prestito ponte su richiesta, valutato e garantito dalla futura pensione di vecchiaia, esso è concesso da una banca o da un’assicurazione convenzionate in attesa che si maturi la pensione “tradizionale”.

Il prestito verrà frazionato in quote mensili e erogato per 12 mesi all’anno, non essendo previste tredicesime e quattordicesime, ma presenti nella pensione “tradizionale”. In pratica Ape sostituisce lo stipendio, in caso la persona si voglia ritirare anticipatamente dall’attività lavorativa. Il debito si dovrà restituire nell’arco di 20 anni, con rate mensili trattenute sulla pensione; è prevista la possibilità di estinguere anticipatamente il debito residuo. Un autorevole quotidiano economico ha fatto varie simulazioni, sempre sulla base delle indicazioni degli esperti del Governo con le seguenti conclusioni:


“Un lavoratore con una pensione mensile maturata e certificata dall’Inps di 750 euro netti (822 euro lordi, inclusa cioè l’Irpef) che richieda un’Ape volontaria dell’85 per cento (638 euro) e un prestito-ponte di 12 mesi, la rata mensile ammonterebbe (considerando 11 euro di detrazione fiscale) a 55 euro e andrebbe a incidere per il 4,6 cento per ogni anno d’anticipo sul ‘nuovo’ assegno pensionistico netto che sarebbe a questo punto di 706 euro al mese.

Con una pensione netta maturata di mille euro (1.192 euro lordi) e la richiesta di Ape volontaria dell’80 per cento per 24 mesi, la rata, ‘addolcita’ da 30 euro di detrazione, sarebbe di 141 euro mensili e inciderebbe per il 4,4 per cento su un assegno netto di 889 euro”.

Vogliamo ricordare che la pensione “tradizionale”, dalla quale verranno scalati gli importi da pagare per ripianare il debito, tornerà a essere completa e intera dopo 20 anni cioè all’esaurimento delle rate. Non ci sono bonus né agevolazioni, tutto è interamente a carico dei lavoratori, compresi gli interessi e le polizze, a vantaggio di istituti di credito e assicurazioni. ABov.

4 COMMENTI

  1. Di solito in 20 anni un lavoratore alle porte della pensione contrae un mutuo per acquistare una casa per sé o per i propri figli e non un debito per poter andare in pensione qualche anno prima chiedendo l’anticipo di un capitale che egli stesso ha contribuito a pagarsi nel corso della sua vita lavorativa. Siamo arrivati alla follia pura e al punto di nutrire un sentimento di vero odio verso questa classe politica di inetti, incapaci ed ipocriti.

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