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Paolo Ruffini dice parolacce a evento contro cyberbullismo nelle scuole: oscurato

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Paolo Ruffini col manifesto dell'evento "Condivido", promosso da "Parole O Stili", l'iniziativa contro il linguaggio dell'odio in rete

GENOVA. 16 MAG. Paolo Ruffini era stato chiamato a fare da testimonial contro il bullismo nelle scuole, ma per farlo, lo accusano ora molti media, avrebbe utilizzato un linguaggio ‘da bullo’, dicendo parolacce a raffica al punto che, in alcuni istituti, il collegamento è stato oscurato, interrotto, con gli insegnanti costretti a ‘censurarlo’ perché messi in imbarazzo davanti alla platea di alunni.

Questa mattina erano circa 30.000, come spiega il quotidiano La Stampa, gli studenti in collegamento via streaming da un migliaio di scuole in tutta Italia, per l’evento intitolato ‘Condivido-Il Manifesto della comunicazione non ostile nelle scuole’, un progetto educativo promosso da Parole O_Stili: la community composta da oltre 300 personalità tra giornalisti, manager, politici, docenti e comunicatori, creata per contrastare l’ostilità dei linguaggi nei media, in particolare sul web.

Peccato però che l’attore toscano Paolo Ruffini, chiamato a parlare di cyberbullismo ai giovani all’interno di questa bella iniziativa, si sia un po’ troppo lasciato andare eccedendo col turpiloquio e costringendo alcuni insegnanti, in difficoltà con gli studenti, ad interrompere il collegamento. In particolare in Friuli Venezia Giulia è intervenuto addirittura l’assessore regionale all’Istruzione Loredana Panariti, che ha sostituito il video live con un dibattito fra alunni e professori.


Forse il bravo comico livornese, nel tentativo di cercare di apparire il più ‘giovane’ e ‘simpatico’ possibile agli occhi degli scolari ha ecceduto un po’ con lo ‘slang giovanile’ esagerando senza rendersene troppo conto.

Fatto sta che, come riporta sempre La Stampa, durante il dibattito, in risposta ad uno studente che aveva detto una parolaccia, Paolo Ruffini, in veste di presentatore ufficiale dell’evento, ha attaccato: “Non fatemi dire parolacce, perché ci sono questi signori in giacca e cravatta che non vogliono dica parolacce, ma mi sembra assurdo non dirle, perché voi le dite e mettere una distanza tra me e voi mi sembra una stronzata. Chiedo scusa alla suora, al preside e alle istituzioni, al ministro, a tutti, ma fatemi dire le parolacce. Fatemele dire. Posso dire un’altra cosa? La volgarità non è dire cazzo, ma la violenza. Posso dire che si sono della parolacce tese ad offendere e altre tese a scherzare e quindi a creare empatia? Posso dire che ci sono dei politici che hanno un linguaggio ben peggiore e non dicono mai cazzo?”.

Parole accolte dalle risate dei ragazzini e dalla perplessità degli addetti ai lavori, visto che Ruffini un ragazzino non lo è più, ma ha 38 anni suonati. E quindi la pioggia di critiche che gli stanno piovendo addosso in queste ore sia dalla stampa che dalla tv e dal web poteva ben prevederle.

M.F.

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