Orinano per strada e li rimprovera: picchiato a sangue da 2 immigrati

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Portava il cagnolino a passeggio e si è permesso di rimproverarli perché orinavano per strada: picchiato a sangue da 2 immigrati
Portava il cagnolino a passeggio e si è permesso di rimproverarli perché orinavano per strada: picchiato a sangue da 2 immigrati
Portava a spasso il cagnolino e si è permesso di rimproverarli perché orinavano per strada: picchiato a sangue da 2 immigrati

LA SPEZIA. 8 MAG. Portare a spasso il cagnolino è diventato pericoloso. Quando si afferma che i liguri non sono omertosi, né indifferenti a violenza e degrado, ma hanno giustamente paura perché i violenti non sono adeguatamente puniti da taluna magistratura, ma in molti sono lasciati liberi di vagolare per le nostre strade.

La triste realtà è che se li tocchi vai in galera e se ti permetti di alzare la voce finisci all’ospedale. Mentre loro possono fare quello che vogliono.

Venerdì sera un 50enne, dal buon senso civico, ha rimproverato un paio di immigrati che stavano orinando per strada in via Milano a La Spezia. Anziché scusarsi ed andarsene, gli extracomunitari lo hanno aggredito e riempito di botte con calci e pugni. Pestato a sangue, fino a fargli perdere i sensi. E’ stato ricoverato al pronto soccorso con trenta giorni di prognosi per varie contusioni, lesione al bulbo oculare, fratture al setto nasale e alla mandibola. Per fortuna, non è in pericolo di vita.

 

Eppure, lo spezzino non risulta essere un razzista o uno xenofobo, ma solo un tranquillo cittadino come tanti che stava portando fuori il cagnolino a passeggio.

 

12 COMMENTI

  1. e possibile verificare questo evendo tramite protocollo della polizia?in svizzera anche su facebook giravano tante notizie false,che grazie a un gruppo di studenti che chiedendo poilizia o altri enti alla fine hano scoperto che piu del 85% delle notizie sperse su facebook erano solo inventade

  2. LN è una testata giornalistica, non è un profilo Facebook o un blog. Le fonti delle notizie di cronaca sono privilegiate, ossia ufficiali, ma restano riservate. Gli autori degli articoli sono giornalisti e conservano il diritto al segreto professionale. Qui le notizie non si inventano. In Italia esiste una legge per cui si può finire in carcere per diffamazione a mezzo stampa. Cari saluti a voi lettori svizzeri

  3. Cara Redazione Genova, la curiosità del lettore svizzero non è peregrina.
    Le notizie di cronaca concernenti l’ordine pubblico sono e devono rimanere di dominio pubblico, così come le fonti, per scopi di verifica. Fino a che la Polizia Municipale di La Spezia non conferma l’accaduto, questo articolo può essere tranquillamente inventato o gonfiato ad arte. E la cosa non soprenderebbe, considerata la linea editoriale del sito, chiaramente sbilanciata.
    Inoltre un vero giornalista deontologicamente corretto si limita a raccontare i fatti, senza suggerire alcuna interpretazione dei fatti, come invece si evince dalla chiosa “Eppure, lo spezzino non risulta essere un razzista o uno xenofobo, ma solo un tranquillo cittadino … ”
    A maggior ragione, se l’estensore del pezzo volesse mantenere la chiosa (considerazione personale), dovrebbe avere la cortesia di firmarsi affinchè il lettore possa formarsi un’opinione completa, conoscendo il nome e la carriera del giornalista stesso.
    Così come è strutturato il pezzo ora, firmato da un’anonima “Redazione Genova” che richiama la segretezza delle fonti (manco fossimo di fronte ad un nuovo caso Assange o Snowden) contravviene alla prima basilare regola del buon giornalismo: l’accountability.

  4. Egregio Gardiner, abbiamo spiegato al nostro lettore straniero alcune norme vigenti. Massima trasparenza, ci mancherebbe, ma anche tutela della riservatezza, che è un diritto altrettanto importante. La fonte della notizia, che è stata peraltro pubblicata da altri (che forse lei non ha letto) e confermata dalle forze dell’ordine, vittima e famigliari, in questo caso si evince chiaramente dal testo dell’articolo. Certo, a volte dopo anni, si scopre che le notizie trapelate da fonti privilegiate, perfino da atti di magistrati, possono rivelarsi inesatte. E che facciamo? Per pubblicare la notizia di un fatto secondo lei dovremmo aspettare il verdetto di Cassazione? Se la notizia pubblicata non dovesse corrispondere alla realtà accertata via via nei vari gradi di un eventuale giudizio, poi noi ne daremo via via conto ai nostri lettori. Come abbiamo sempre doverosamente e correttamente fatto per tutti i casi di cronaca. Oltre a siffatto diritto e dovere di cronaca, in Italia esiste quello di critica, che è un’altra prerogativa del giornalista. Pertanto, è nostro dovere informare su temi pertinenti anche in modo tale da offrire ai lettori la possibilità di ragionare e fare dibattiti di attualità. Liberissimi, poi, di non leggere noi e di leggere altri. Il web ormai è saturo non solo di blog e profili Facebook, ma anche di testate giornalistiche consultabili gratuitamente. Sta al pubblico scegliere chi leggere o, ancor meglio, leggere il più possibile. In tal senso, noi non riteniamo di essere sbilanciati. Semmai è sbilanciato lei rispetto ai fatti che accadono ormai quotidianamente. Invece di indignarsi per l’insicurezza in cui siamo costretti a vivere, che è sotto gli occhi di tutti, lei attacca chi fa informazione. Lei insinua dubbi e propone regole e teoremi sul giornalismo al di fuori dalla realtà delle norme e dei fatti per sostenere una sua idea. Personale, ma non condivisibile e legittima fino a un certo punto perché tende a minare il diritto all’informazione (cronaca-critica) gettando sterco sugli altri. Gli esperti del settore conoscono bene la macchina del fango. Noi siamo solo cani da guardia.

  5. Cito: “Invece di indignarsi per l’insicurezza in cui siamo costretti a vivere, che è sotto gli occhi di tutti, lei attacca chi fa informazione.”

    Io noto (non insinuo, leggo ed evidenzio) che le notizie che voi riportate (1) non rimandano a fonti verificabili (2) non sono firmate da nessun giornalista (3) sono mischiate a opinioni personali. Questo non è giornalismo. Il lettore non va guidato su un terreno già preparato da voi durante la confezione della notizia (= linea editoriale), ma va lasciato libero di decidere se ciò che legge è meritevole del suo impegno e della sua attenzione.

    Difficilmente questo modo di informare le persone potrà trovare consenso sulla gara dell’insulto (chiamate le cose con il loro nome, non è indignazione) oggi così di moda e così redditizia. Faceste un servizio alla comunità, allora si dovrebbero leggere le responsabilità delle amministrazioni comunali per lo stato delle cose, la gestione delle risorse umane e finanziare nel corso del tempo. Purtroppo, le conclusioni dei vostri articoli sono sempre molto – come dire – “popolari”.

  6. Egregio Gardiner, quello che lei sostiene non risponde al vero, né alle norme che regolano il giornalismo. Invero, 1) I nostri articoli rimandano sempre alle fonti, come, lo ripetiamo, si evince chiaramente nel caso de quo 2) Spesso i pezzi da noi pubblicati non sono firmati dai giornalisti perché si tratta di brevi di cronaca e, comunque, non è obbligatorio: di solito spetta al giornalista e al direttore tale scelta 3) Come le abbiamo già spiegato l’informazione, ossia il giornalismo, consiste nel diritto-dovere di cronaca, ma anche di critica per informare e stimolare il lettore 4) I nostri lettori sono liberissimi di decidere se impegnare del tempo a leggerci o meno: non sono mica scemi 5) Noi siamo sempre pronti a denunciare le malefatte di tutte le amministrazioni pubbliche e tutti i politici da sinistra a destra, ci mancherebbe; anzi, qualora lei ne avesse contezza, ce lo faccia sapere e noi pubblicheremo le relative notizie. Legga il nostro sito e lo potrà verificare. Pertanto, il nostro è giornalismo, eccome. Ancorché scomodo a quelli come lei. Liguria Notizie non ha mai insultato, né ha intenzione di insultare nessuno come invece fa lei insinuando dubbi e proponendo teoremi ed assiomi sul giornalismo al di fuori dalla realtà dei fatti e delle norme. Ora, però, la pianti lì di gettare sterco sugli altri e lasci lavorare i cani da guardia.

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