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Operazione Dynasty: i dettagli dell’inchiesta sul genovese D’Anna

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Il genovese Giuseppe D'Anna

GENOVA. 21 DIC. Nelle prime ore della mattina, i Carabinieri della Sezione di Polizia Giudiziaria di Genova, coadiuvati dai militari dei Comandi Provinciali di Genova e Milano, hanno dato esecuzione alle misure cautelari della custodia in carcere ed alla sottoposizione agli arresti domiciliari, emesse dal G.I.P. del Tribunale di Genova, su richiesta del sostituto procuratore Emilio Gatti, nei confronti di appartenenti ad una nota famiglia genovese, conosciuta su tutto il territorio nazionale per la vendita di gioielli tramite televendite.

Inoltre, è stato eseguito il Decreto di sequestro dei beni, riconducibili ai principali indagati, per i quali è stata richiesta, contestualmente alle misure cautelari penali, la sottoposizione alla misura di prevenzione personale, della sorveglianza speciale, e patrimoniale della confisca, al Tribunale della prevenzione di Genova, che ha emesso il  provvedimento cautelare sulle proprietà.

La notorietà della famiglia D’ANNA nasce, agli inizi degli anni ’80, con il capostipite Giuseppe Maria, noto commerciante di preziosi di Genova, più volte chiamato giudiziariamente in causa per la vendita, attraverso la televisione, di oggetti preziosi risultati frequentemente non conformi a quanto dichiarato durante le telepromozioni. Inoltre, già all’epoca, lo stesso riportava una condanna per fatti di ricettazione di oggetti preziosi, provenienti da furti in appartamenti, passati poi in tele-vendita. L’indagine dei carabinieri trae il nome dalla nota serie americana, in quanto anche la famiglia D’ANNA ha attraversato circa 35 anni di storia genovese con vicissitudini degne di una fiction televisiva.


Secondo gli inquirenti, Giuseppe Maria D’Anna si è imposto sul mercato dei preziosi, anche tramite televendite, grazie ad un meccanismo praticamente perfetto: riuscire a vendere grandi quantitativi di gioielli, acquistati a poco prezzo sui mercati asiatici, presentandoli in televisione con ottime caratteristiche intrinseche, che in realtà non hanno, inducendo così in errore gli acquirenti che credono sempre di fare grandi affari ed investimenti in beni rifugio. Tuttavia, sin dagli esordi, il suo operato è stato svariate volte al centro di inchieste giudiziarie, intentate dai pochi che si sono accorti dell’inganno, ma terminate quasi sempre con l’archiviazione del procedimento penale per rimessione della querela della parte offesa, perché risarcita, o per le lungaggini della giustizia. Neppure una più accurata indagine della Guardia di Finanza, del 2002, che aveva, tra l’altro, portato alla luce un’imponente evasione fiscale per svariati miliardi delle vecchie lire, è stata in grado di arrestare le attività fraudolente delle società di compravendita di preziosi condotte dagli indagati che hanno potuto proseguire, indisturbati fino ad oggi, attraverso l’interposizione fittizia di beni e società in realtà a loro pienamente riconducibili.

L’operato di D’Anna e dei suoi associati, nel frattempo rafforzato dalla indispensabile opera della figliastra, GOLABEK Joanna, subentrata quale irresistibile conduttrice televisiva, e del figlio Ruben D’Anna, che prenderà le redini di quella che viene ritenuta dagli inquirenti una vera e propria associazione per delinquere, non è passato inosservato neppure al Garante per la Concorrenza del Mercato e delle Comunicazioni, che gli ha comminato, negli anni, svariate sanzioni pecuniarie, nonché a trasmissioni televisive del calibro di “Striscia la Notizia” e “Porta a Porta” nelle quali è stato più volte rimarcato il carattere ingannevole delle televendite con cui venivano veicolate le proposte commerciali. Tutto ciò non è bastato a indebolire la potenza del sodalizio che negli anni, al contrario, si è consolidato affinando le proprie tecniche ed esercitando l’abile arte del mascheramento grazie all’opera di S. A., un affermato Notaio genovese che, negli ultimi 13 anni, ha consentito di frapporre, attraverso oltre 50 atti da lui rogati, svariate teste di legno prezzolate per contrastare gli accertamenti di giustizia sull’operato del “gruppo D’ANNA”.

A metà degli anni 2000, scoppiato il boom dei “Compro Oro”, gli indagati attraverso le notevoli disponibilità di denaro, avviavano numerosi negozi nei punti nevralgici di Genova utilizzandoli, tramite l’acquisto dell’oro usato, per riciclare gli enormi proventi dei citati reati e continuare così, all’infinito, il circuito vizioso. Ovviamente, il gigantesco flusso di denaro, gestito dagli indagati anche attraverso i loro sodali prestanome, che appena versato sui conti correnti spariva immediatamente, è servito anche per mantenere un elevatissimo tenore di vita, ostentato attraverso l’acquisto di beni di lusso (imbarcazioni, abbigliamenti d’alta moda, soggiorni nei migliori resort in giro per il mondo) autovetture di grande prestigio (Ferrari, Porsche, Audi, BMW) e immobili di notevole valore commerciale come ville in Sardegna e grandi appartamenti nelle più rinomate zone di Genova (Albaro, Foce e Centro) nonché all’estero (Francia e Svizzera); il tutto a fronte di inesistenti od assai esigue dichiarazioni al fisco, circostanza quest’ultima che ha permesso di accertare anche la sperequazione finanziaria occorrente per richiedere ed ottenere il sequestro di prevenzione dei beni il cui valore complessivo può prudenzialmente stimarsi intorno ai 10milioni di euro.

Joanna Golabek con un altro televenditore di preziosi

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