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On the Milky Road, film monumento di Kusturica nelle sale italiane

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On the Milky Road, film monumento di Kusturica nelle sale italiane. Scena con la Bellucci e Kusturica

ROMA.13.MAG. On the Milky Road, titolo originale Na mlijecnom putu, (Serbia, GB, Mexico, 2016), distribuito da Europictures Distribuzione Cinematografica, prodotto da Rasta International, produzione serba in sinergia con il producer messicano Alex Garcia, e’ l’ultima monumentale opera di Emir Kusturica, il “Professore” per gli amici ed i fedelissimi che hanno già gustato estasiati della visione della sua pellicola nel freddo della Serbia, durante la decima edizione del Kustendorf Festival, in gennaio 2017.

Questa pellicola e’ costata sudore e passione ad Emir, che l’ha girata durante 4 anni, per lo più in Erzegovina nei pressi della citta’ di Trebinje, dove sono state tra l’ altro selezionate molte figurazioni tra la popolazione locale, avvalendosi dell’ interpretazione di Monica Bellucci la quale, bisogna far notare allo spettatore medio italiano, nella versione originale del film, recita in serbo. Proprio questa sua sollecitudine nell’apprendere la lingua in uso di Kusturica, oltre al suo fascino, le ha garantito la stima e l’innamoramento da parte del popolo serbo. E bisogna dire che Emir Il Professore, la dirige qui in maniera eccellente, calibrandola in un ruolo intensamente drammatico, che la rende scevra dal consunto archetipo di donna sexy, senza sottrarre nulla alla sua bellezza femminile. E bisogna pure rimarcare, che il personaggio da lei interpretato, costituisce cio’ che e’ più in odio all’italiano medio: la profuga o sfollata.

Gia’, donna italoserba, la “sposa” Bellucci, partita da Roma sulle tracce del padre, si trova in Serbia ad essere inseguita per aver testimoniato contro un generale inglese. Da chi e’ inseguita? Veniamo alla trama, molto composita e difficile da sciorinare.


In molti sostengono che il film parli della guerra yugoslava, ma invero Kusturica si riferisce alla guerra ed al suo orrore in generale. Chiaro che sullo sfondo di questo atroce conflitto ci sono loro, gli uomini neri dai volti dipinti di blu, con evidente riferimento ai caschi blu. D’altronde la posizione politica della Repubblica di Serbia, tramite il Primo Ministro Aleksandar Vucic e’ chiara. La Serbia non entrera’ a far parte della Nato.

Gli uomini neri inseguono accanitamente il personaggio interpretato dalla Bellucci. Kusturica invece interpreta Kosta, un tempo musicista, ora semplice lattaio nell’ epoca della guerra. I due si innamorano di quell’amore spirituale che serpeggia vero attraverso tutta l’esistenza sin dal primo sguardo. Poi c’è Milena, interpretata da una talentuosa Sloboda Micalovic, molto famosa in Serbia. Milena sin da bambina e’ innamorata di Kosta che, pur gentilissimo nei suoi confronti, non la ricambia. C’e’ Zaga, interpretato da un intenso Miki Manojlovic, il fratello di Milena, in ritorno dall’Afghanistan, che dovrebbe sposare, secondo il costume di un matrimonio combinato, la sfollata italiana. Anche qui sussiste il riferimento ad altre guerre o missioni militari. Viene in mente la campagna afghana di Russia degli anni ’90, da cui rientrarono solo “Ragazzi di zinco” per citare Svetlana Aleksievic, Premio Nobel Letteratura 2015.

Intorno a loro roteano una serie di bizzarri personaggi sullo stile del piu’ famoso Underground. Si dilettano in balli e canti del luogo in alcune scene determinanti. La musica costituisce elemento strutturale del film. Realizzata da Stribor Kusturica,il figlio di Emir che il padre stesso definisce un ottimo compositore. Contribuiscono tutti i membri della No Smoking Orkestra. 

Parte integrante del film e’ rappresentata anche dagli animali che assurgono alla figura del Genius come nelle popolazioni aborigene o che comunque sono messaggeri divini e vegliano fedeli sui loro protetti. Il falco e’ l’amico fedele di Kosta il lattaio. Ed anche il serpente gode qui di una valenza peculiare. Si tratta ovviamente di animali professionalmente addestrati.

Molti lo hanno definito un film d’amore ed in un senso piu’ alto certamente lo e’. L’Amore nell’orrore tra due persone che condividono un breve tratto terreno. Il celeste sentimento scocca tra il lattaio e la promessa sposa italiana che ad un primo sguardo si riconoscono come spiriti simili, entrambi segnati a vita dalla vita. L’Amore e la forza dell’esistenza nonostante tutto, in barba agli uomini di morte ed alla stupidita’ umana. Di certo non costituisce la roba melensa che il termine amore spesso stucchevolmente evoca.

L’impianto registico e’ notevole. E’ improntato sullo stile del Realismo magico alla Fellini, tanto caro ad Emir Kusturica ex studente e poi vi sono dei chiari riferimenti all’ Atlantide, (1932), di Georg Wilhelm Pabst, dal romanzo di Pierre Benoit, con tutta la sua densita’ visionaria, soprattutto nelle scene in cui la Bellucci nuota sott’acqua con una veste bianca e si impigliati in una rete a mo’ di sirena.

La parte conclusiva del film in realta’ e’ estrapolata da un cortometraggio del medesimo Kusturica inserito nel lungometraggio Words with God (2014), prodotto da Alex Garcia, dove si affronta il tema dell’ umana sofferenza a partire dalla visione della propria religione d’appartenenza. Chiaro che il personaggio Kosta guarda con gli occhi di Dio, secondo il solenne rituale ortodosso.

Il finale e’ molto simbolico e certamdnte drammatico, se non esprimiamo il coraggio di trovare un significato più ermetico alle umane vicende che viviamo. E vedere Kusturica, come sacerdote ortodosso che piange sulle pietre carsiche, consolato dal falco protettore, e’ certamente toccante.

Il soggetto è la sceneggiatura del medesimo Emir, sono densi di poesia. “Sono la ragazza che sono stata una volta, che non sono piu'”, sono le parole con cui la sposa esordisce incontrando Kosta. Serpeggia nella trama anche il senso della perdita, da cui ripartire ancora una volta, nonostante la guerra, l’orrore, la morte. Non manca, soprattutto nella prima parte della pellicola, un certo humour impiantato nella sofferenza, tipico di Kusturica.

Che poi a chi accusa spesso Emir di folklore, suggerisco un viaggio in Serbia e Bosnia. Danzerete sorseggiando rakija ed un buon succo di frutta di ciliegia biologico (che Kusturica produce attraverso i propri lavoratori con regolare contratto) tra balli e canti dei Rom che i serbi non odiano. Ed incontrerete capre, lupi e maiali squartati. Il punto è che l’ Europa orientale e’ salva dal neoliberismo che ci ha liquefatto la mente ed il cuore, rendendoci anaffettivi. Kusturica docet!

Romina De Simone

Il trailer in italiano

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