Omicidio Molassana, N’Diaye: “La pistola non è mia”

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Nella foto di Facebook: N'Diaye in un noto locale genovese

GENOVA. 25 SET. “La pistola non è mia. E’ di Vincenzo Morso, fate tutti i rilievi e lo vedrete”. A dirlo Marco N’Diaye, il senegalese naturalizzato italiano arrestato giovedì scorso in merito all’inchiesta sull’omicidio di Davide Di Maria, al gip Ferdinando Baldini durante l’interrogatorio di garanzia.

N’Diaye che è difeso dall’avvocato Alessandro Vaccaro ed è accusato di ricettazione e porto abusivo di arma da fuoco, avrebbe raccontato di avere visto Vincenzo Morso impugnare la pistola ed essersi scagliato contro di lui per strappargliela di mano.

Ha ancora raccontato di essere caduto a terra con Enzo Morso e di aver cercato di togliergliela, poi di aver sentito uno sparo e di essere stato colpito con il coltello da Guido Morso.

 

Il senegalese avrebbe, inoltre spiegato come il colombiano Christian Beyron, amico della vittima, abbia mentito circa la ricostruzione dei fatti essendo “un tirapiede dei Morso” e come avrebbe concordato questa versione. N’Diaye chiederà nei prossimi giorni di essere interrogato dal pm Silvio Franz che coordina l’inchiesta.

In merito all’omicidio sono accusati i due Morso, Guido ed Enzo, padre e figlio.

Guido Morso, che è difeso dall’avvocato Mario Iavicoli, si era consegnato 24 ore dopo ai carabinieri della stazione di San Martino mentre il padre è ancora latitante malgrado i diversi inviti da parte del capo della squadra mobile a costituirsi.

Secondo i carabinieri il padre Enzo sarebbe stato aiutato da una donna che interrogata avrebbe detto di non averlo visto ed ora potrebbe rischiare un’accusa per favoreggiamento.

I funerali di Davide Di Maria si sono svolti ieri sabato 24 settembre alle ore 10 presso la chiesa di Belvedere a Genova Sampierdarena.

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