Omicidio Molassana, arrestato il senegalese

0
CONDIVIDI

GENOVA. 23 SET. In merito all’omicidio di Molassana, la polizia ha arrestato il senegalese Marco N’Diya con precedenti per rapina ed aggressione anche nei confronti di un PM. L’uomo si trova attualmente nel carcere di Marassi.

I capi d’imputazione sono ricettazione e porto abusivo di arma da fuoco. L’italiano di origine senegalese è ritenuto il possessore della 3.77 magnum con 5 pallottole calibro 38 Special. L’arma, che risulta essere provento di furto in un’abitazione di Pavia nel 2013, era stata riconsegnata da Guido Morso, insieme alle 7.65 alla polizia. Lo stesso Morso ne ha giustificato il possesso in quanto se ne era impossessato durante la fuga per evitare di essere colpito. (“mi sono portato via le armi mentre scappavamo dall abitazione per evitare che ci sparassero addosso”, avrebbe detto agli investigatori).

Mentre il possesso dell’arma al senegalese Marco N’Diya è avvalorata dal ritrovamento di 28 pallottole 38 special dello stesso modello di quelle presenti nel caricatore, nascoste sotto un barbecue, in parte in modo sfuso, come buttate all’ultimo momento, ed in parte chiusi in un astuccio con il suo nome.

 

Dalle ininterrotte indagini dalle 17.06 del 17 settembre da parte della polizia è stata fatta una minuziosa ricostruzione dei fatti che, però, presenta ancora diverse lacune soprattutto per le dichiarazione differenti dei due gruppi avversi.

Dalle prime dichiarazioni il senegalese afferma che i due Morso, Guido ed Enzo, sono entrati pistole alla mano, dichiarazioni che vengono sostenute anche dal colombiano è dallo stesso senegalese una volta in questura.
Mentre Guido Morso afferma di avere solo la 7.65 e di averla usata uccidendo il De Maria. Dagli accertamenti, invece, ne risulta che il De Maria muore in seguito ad una coltellata al cuore, mentre il colpo di pistola sarebbe partito accidentalmente durante la colluttazione con la pallottola che si sarebbe conficcata in un mobile.

In ogni caso i due gruppi per un totale di cinque persone sono entrati in contatto in uno spazio ristretto spazio. Sarebbero, poi saltate fuori le pistole ed il coltello. Dalla 7.65 sarebbe partito un colpo, mentre l’altra pistola non ha sparato.

Ci sarebbero stati anche dei feriti: il senegalese, il colombiano che avrebbe riportato la rottura del naso e lo stesso Enzo Morso, padre di Guido.

Sulla macchina abbandonata vengono trovate tracce di sangue al vaglio della scientifica. Si tratta probabilmente di tracce ematiche di Enzo Morso, come sostengono il figlio Guido ed alcuni testimoni.
Proprio a proposito di Enzo Morso, la polizia gli rivolge l’ennesimo invito a costituirsi per chiarire la propria posizione e le proprie responsabilità. Mentre il figlio Guido, per il momento, è accusato di omicidio aggravato.

Da approfondire la presenza delle fascette alla caviglia e al polso del Di Maria. Se da una parte senegalese e colombiano sostengono si trattasse di un gioco, una prova di forza tra i tre, si potrebbe riflettere, invece, sul fatto che i due volessero offrire ‘su un piatto d’argento’ il De Maria, reo di non aver pagato un debito di droga ai Morso; ma non si comprenderebbe il motivo. Della colluttazione.

Essendo state trovate le fascette allentate poteva anche trattarsi di una trappola per Guido Morso. Infine i piani dei tre potrebbero essere stati rovinati dal sopraggiungere del padre Enzo. Ma queste sono solo ipotesi che fanno parte dell’opera investigativa.

Luca Bartesaghi

LASCIA UN COMMENTO