Ok a legge ligure anti moschee, Lega: non limita libertà di culto

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La leghista Stefania Pucciarelli in consiglio regionale aveva indossato il burka per protestare contro la violenza degli integralisti musulmani

GENOVA. 27 SET. Il consiglio regionale stamane ha approvato, con i 16 voti della maggioranza di centrodestra, il nuovo testo che modifica la legge del gennaio 1985 sulla disciplina urbanistica dei servizi religiosi. Integrazioni e modifiche sono state proposte dai consiglieri della Lega Nord Liguria Stefania Pucciarelli, Alessandro Piana, Franco Senarega, Alessandro Puggioni, Giovanni De Paoli.

“Non si tratta di una legge anti moschee, che nega la libertà di culto  – spiega Pucciarelli – in realtà sono modifiche ed integrazioni che servono a regolamentare meglio il mondo dei centri culturali di matrice religiosa, tenendo conto del rispetto delle norme, dei cittadini e del territorio ligure.  In tal senso, le integrazioni al vecchio testo di legge, prevedono che i progetti di nuovi centri e la loro localizzazione sul territorio, siano subordinati al coinvolgimento di organizzazioni  e comitati di cittadini presenti nelle zone suscettibili di un simile impianto e nelle aree ad esse limitrofe. Tali pareri, ovviamente, non saranno preclusivi, né vincolanti, ma è chiaro che ogni buona amministrazione comunale dovrà politicamente tenerne conto per le relative decisioni, assumendosi poi chiare e trasparenti responsabilità di fronte alla cittadinanza”.

“La disciplina urbanistica dei servizi religiosi – aggiunge Piana – è un argomento controverso, che però non deve essere confuso con l’intenzione di limitare la libertà di culto perché nasce dal problema concreto della proliferazione, sull’intero territorio ligure, di edifici adibiti a centri culturali di matrice religiosa, la cui precarietà strutturale è spesso evidente e palese. Grazie alla semplicità con la quale si possono aprire tali strutture, questi centri di aggregazione spesso manifestano gravi mancanze anche di carattere urbanistico. Invece, si deve tenere conto di imprescindibili aspetti e criteri, come l’accessibilità agli edifici da parte delle persone diversamente abili, la certezza che non venga congestionato il traffico (pensiamo alle città come Genova), la risoluzione di carenze urbanistiche con oneri a proprio carico, la congruità architettonica al contesto paesaggistico e territoriale, la distanza minima necessaria tra i diversi centri di culto”.

 

“Se un cittadino viene vessato dalla burocrazia per aprire una semplice finestra – conclude Puggioni – non si capisce perché mai altri possono fare quello che vogliono. A Rapallo, ad esempio, un centro culturale era di fatto una moschea abusiva nel fondo di un palazzo, poi perquisita dagli investigatori della Digos e dell’Antiterrorismo”.

 

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