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“SPOON RIVER ANTHOLOGY” DI MASTERS TRADOTTO DA B. POGGIO

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Spoon River Anthology

GENOVA 8 AGO. Per intuibili cause che, però, non vogliamo né intendiamo qui indagare, l’editoria in Italia, ma anche altrove, sta attraversando – si sa ed è sotto gli occhi di tutti (specie degli addetti ai lavori) – una crisi epocale. Una crisi che più crisi di così non si può e che non s’era mai vista dai tempi dell’invenzione della stampa.

Ciononostante a Genova, città culturalmente piuttosto cinica e alquanto sorda, vi sono alcune piccole case editrici che, facendo ricorso anche alle nuove tecnologie, non mollano e non intendono soccombere, che non si lasciano prevaricare dalla feroce crisi in atto, né si lasciano sopraffare dalla concentrazione appositamente creata dalle grandi (e invadenti) case editrici.

Quelle genovesi sono piccole case editrici battagliere quanto basta e soprattutto propositive: tra esse spicca “Liberodiscrivere” che ha in Antonello Cassan l’editore agguerrito e attivissimo, in Maria Cristina De Felice la valida e impegnatissima responsabile della distribuzione.


Un recentissimo autentico fiore all’occhiello in campo editoriale, si intende, è – uscita proprio per i tipi di “Liberodiscrivere” nella collana “Nuda Poesia” – l’edizione integrale con testo a fronte della “Antologia di Spoon River” dell’americano Edgar Lee Masters (1869-1950), sinteticamente descritto dalla valente americanista Barbara Lanati come “[…]un unico poema-collage costruito con i frammenti delle voci delle ‘anime’ di Spoon River”. Il testo, corredato di ampia “Introduzione” e circostanziata “Traduzione”, è pregevolissima opera dell’anglista genovese Benito Poggio (in foto), poeta e saggista, docente – oggi in pensione – nei genovesi Licei Classici “Mazzini” e “D’Oria”.poggiobenitoaln

Che dire di questa ‘novissima’ e ‘nuovissima’ edizione avallata dall’insuperabile e insuperata Fernanda Pivano e da Poggio dedicata, quale dovuto omaggio, a lei e all’impareggiabile Fabrizio De André? È triplice l’occasione che ha colto il traduttore di quest’opera che, impensabile per un testo poetico, ha raggiunto e superato il milione di copie ed è, secondo la studiosa Viola Papetti “[…]la raccolta di poesie del XX° secolo più letta nel mondo”:
– la prima è il “40° anniversario: 1971-2011” dell’uscita del concept album “Non al denaro, non all’amore né al cielo” di Fabrizio De André, il poeta genovese della canzone che trasse nove testi, tra i più emblematici e significativi per lui, proprio dall’antologia mastersiana;

– la seconda è il “70° anniversario: 1943-2013” della primissima traduzione italiana ad opera di una giovanissima Fernanda Pivano, sospinta e guidata a ciò da Cesare Pavese;

– la terza è l’imminente “centenario: 1915-2015” della pubblicazione da parte di Edgar Lee Masters che tanto scalpore e tanta approvazione suscitò al suo primo apparire e che diede al suo autore gloria e ricchezza, anche se così male gestita da morire malato e in miseria in un cronicario di Filadelfia.

Preceduta e illustrata da un’ampia e dotta “Introduzione”, la “Traduzione” curata da Poggio e edita per i tipi di “Liberodiscrivere” (visibile su internet al sito www.liberodiscrivere.it, link “Liberodiscrivere Antologia di Spoon River”… già oltre quattromila le visite!) è stata più volte oggetto, a Genova, di argomentate presentazioni e animate trattazioni in vari siti: da Palazzo Ducale alla Biblioteca Universitaria (c/o ex-hotel Colombia) e in due occasioni al Liceo Classico Mazzini, qui in coppia col giornalista sampierdarenese, nonché cultore dell’”Antologia americana”, Stefano D’Oria.

poggiopivanoAl riguardo – ne siamo venuti a conoscenza – sono già in previsione altri incontri e si tratta di almeno quattro (ma potrebbero crescere nel numero) altre presentazioni accompagnate da opportuni dibattiti: nei Licei Classici “D’Oria” e “Calasanzio” e nei Licei Scientifici “Cassini” e “Fermi”. Si prefigura, inoltre, una giornata di studio definita “Immagini Luce Parole”/“Pictures Light Words” e promossa dal Liceo Classico Colombo con la partecipazione dell’Associazione Culturale “Il Gatto Certosino” e degli “Amici del Colombo”, di cui sarà nostra premura, a suo tempo, fornire più precise indicazioni.

Tutto ciò a significare non solo del vasto interesse suscitato nel mondo letterario e culturale in genere (e non solo locale), ma altresì del valore e dell’importanza della recentissima opera traduttiva curata con particolare dedizione e straordinaria competenza dal traduttore Benito Poggio, del quale sono note le qualità di studioso, solo che si consultino i suoi studi pubblicati sui “Quaderni del Tempietto” e sui “Quaderni del D’Oria”.

Che dire mai, nello specifico, della presente traduzione? Essa si differenzia da tutte le altre per l’approccio linguistico e lo scavo semantico posti in essere dal traduttore e per l’agile scorrevolezza messa in evidenza anche da un critico del valore e dell’autorità di Stefano Verdino che così si è espresso: “Poggio traduce con estrema scioltezza e, nel paragone con i vari predecessori, spicca la sua conquistata naturalezza linguistica. […]. Un lavoro puntuale quanto minuzioso e di cesello.” Cos’altro aggiungere di più e di meglio?deandre

D’altronde Poggio, che era in costante rapporto con lei, ottenne a suo tempo il valido riconoscimento di Fernanda Pivano alla quale aveva già fatto pervenire una prima traduzione limitata a 40 epitaffi su 244, ideata graficamente dal figlio Corrado, arricchita dalle suggestive illustrazioni della figlia Beatrice, artist-illustrator, corredata di un libretto di esercizi (“Excavating for… a meaning”) a cura delle angliste Lucia Bellentani e Luisa Taddei, pubblicata dall’Editore De Ferrari. Già in questa parziale traduzione la Pivano aveva colto tanto la novità delle interpretazioni quanto l’accuratezza del lavoro traduttivo intrapreso da Poggio e, venuta a conoscenza da lui, ch’era sua intenzione portare avanti per intero la traduzione dell’“Antologia di Spoon River”, unitamente alla sua pregevole approvazione e ai suoi preziosi consigli, gli aveva però manifestato con franchezza e sincerità che l’affrontare tale immane fatica era da “folle”.pivano

C’è subito da dire che Poggio non fu affatto preso da scoraggiamento e, anzi, considerò quelle parole un complimento: cosicché, forte di cotanta approvazione e tenuto conto dei preziosi consigli ricevuti, ha portato a termine la sua fatica, offrendo agli estimatori italiani di Masters una traduzione destinata indubbiamente a lasciare il segno e a non essere tanto facilmente superata perché – è una personalità del calibro di Claudio Pozzani, poeta e fondatore del genovese “Festival della Poesia”, a confermarlo – “La versione di Benito Poggio, agile, a tratti discorsiva e piena di soluzioni geniali, aggiunge nuova freschezza a un testo già tradotto o adattato anche da ‘mostri sacri’ quali Fernanda Pivano e Fabrizio De André”.pivanoc

Ma ecco di seguito un manipolo di altri convincenti giudizi sulla traduzione di Poggio dettati da giudici severi e poco inclini all’elogio immotivato, riportati in ordine alfabetico. La nota scrittrice, poetessa e saggista di vaglia, Piera Bruno, così si è espressa in proposito: “La sua resa ci soddisfa nell’intensità delle emozioni, nella visualità logistica, nel colore e nelle inquadrature delle immagini considerate sia in senso assoluto che nel confronto con l’originale.” Stefano D’Oria, più sopra ricordato, da giornalista culturalmente attento e da abile caporedattore del mensile “Gazzettino sampierdarenese”, è entrato nel merito come segue: “Per rendere l’idea della vena poetica dell’autore è sufficiente mettere sullo stesso leggìo la sua [di Poggio] traduzione vicina ad un’altra e vedere come la ricerca della parola sia originale – utilizzando anche uno ‘slang’ genovese – e, in alcuni casi, puntigliosa.” Lo slavista e scrittore capace Silvio Ferrari che, con Stefano Verdino e Claudio Pozzani, ha illustrato e presentato l’opera a Palazzo Ducale, afferma che “[…]il procedimento di fondo della traduzione eseguita da Benito Poggio consiste nella esplicitazione esaustiva di passaggi che nell’originale appaiono concisi, chiusi, perfino solo parzialmente espressi. In ciò coerente con le qualità e le possibilità di una lingua come quella italiana che offre spazio sintattico ed espressivo ad ogni sfumatura sentimentale degli atti umani.” Luigi Garbato, classicista e critico letterario, rileva: “Poggio, invece, segue più da vicino il testo, anche se talune spie (anche qui – tra l’altro – “La collina, ovverosia, le Langhe americane”, riprendendo remoti echi pavesiani) rivelano l’esigenza di rivivere con rapidissimi flash la secca indicazione dell’avvio[…]. Un taglio letterario senz’altro efficace con un vorticoso trend che confonde uomini e cose per placarsi alla fine quasi improvvisamente nella quiete eterna.” Rosa Elisa Giangoia, studiosa e scrittrice assai nota in campo poetico e letterario, osserva acutamente: “Benito Poggio nella sua traduzione è riuscito con molta efficacia a ri-creare questo mondo [quello americano] con il ben diverso linguaggio italiano, un linguaggio poeticamente difficile, perché sempre insidiato dalla tradizione “alta” della nostra poesia e guardingo nei confronti del tono “basso”.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Poggio è entrato nella “mentalità” di Masters e ha saputo ricreare il suo mondo umano e letterario, non con fedeltà letterale, ma con più efficace e funzionale empatia di emozioni e di vita.” Sono giudizi, crediamo, che mettono in luce e fanno comprendere a fondo non solo la grande fatica e il laborioso impegno, ma soprattutto la scrupolosa dedizione e la riconosciuta competenza con le quali Benito Poggio ha affrontato e s’è dedicato alla traduzione integrale d’un’opera che, da generazioni, non finisce mai di stupire e di affascinare, oltre ad avvincere e a catturare, epitaffio dopo epitaffio, l’interesse dei lettori di ogni età per la viva attualità dei temi affrontati.

Chi volesse immergersi nella lettura di questo rinnovato capolavoro mondiale e desiderasse entrarne in possesso può ordinare il libro all’editore stesso o rivolgersi alle librerie più accreditate. L’acquisto dell’opera è possibile anche on-line, tramite il sito Amazon.

Marcello Di Meglio

 

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