Novi, Cotugno, Messina, Tusa e la credibilità della procura genovese

1
CONDIVIDI
Il pm Walter Cotugno: la sua inchiesta sul porto si era conclusa con un buco nell'acqua
La procura genovese nel mirino di Adele Tusa, anche per l'inchiesta del pm Walter Cotugno sul crollo della Torre piloti in porto
La procura genovese ancora nel mirino per le inchieste del pm Walter Cotugno, che indaga anche sul crollo della Torre piloti in porto: la mamma coraggio di una delle vittime spiega che è una farsa

GENOVA. 21 FEB. “Processo Jolly Nero è una farsa”. Accusa la pubblica accusa, che svolge le indagini, con fatti e grande dignità. Adele Tusa è la mamma di Giuseppe, una delle nove vittime di quel maledetto 7 maggio 2013, quando il cargo dei Messina urtò la Torre piloti facendola crollare come un fuscello. L’altro giorno ha rilasciato alcune dichiarazioni a margine della prima udienza del processo, poi rinviata al 25 marzo. Nel mirino della madre coraggio c’è la procura genovese, che ha affidato l’inchiesta anche al pm Walter Cotugno. Ossia lo stesso sostituto procuratore che condusse l’indagine e rappresentò la pubblica accusa al processo sull’assegnazione del terminal Multipurpose, naufragato in un nulla di fatto.

Anche in quel caso, fu coinvolta una parte della famiglia Messina. Walter Cotugno decise di non accusare uno degli armatori genovesi e di chiedere il rinvio a giudizio del presidente del porto Giovanni Novi. Anni di battaglie giudiziarie, cominciate male con l’ingiusto arresto di Novi, lo scontro con l’allora procuratore capo Francesco Lalla e la scomparsa per crepacuore della moglie ed ex assessore regionale Nucci Novi Ceppellini. Ma finite bene per il presidente del porto, uno competente e con la schiena dritta, che rinunciò coraggiosamente alla prescrizione e fu assolto con formula piena da tutte le accuse pure dai giudici della Suprema Corte di Cassazione.

Se l’altra volta tutto era partito male e, con il pensionamento dello stimatissimo Lalla e l’avvento di Michele Di Lecce, per l’immagine di credibilità della procura genovese è andata man mano peggio, stavolta a denunciare una storia similare è Adele Tusa.

 

La mamma di Giuseppe ci ha scritto e ha lanciato pubblicamente il suo appello: “Questo processo è una farsa, perché tutte le responsabilità non sono emerse, in quanto la procura non ha indirizzato le indagini verso tutte le cause di una strage, che poteva essere evitata, ma che nessuno ha fatto nulla per evitare. Ognuno per i propri ruoli ha contributo perché succedesse il peggio, la morte di nove onesti lavoratori.

Nel 1999 un’altra nave, di dimensioni molto più piccola della Jolly Nero, urtó la torre. Questo incidente avrebbe dovuto allertare tutti coloro che gestiscono il porto, ed attivarsi a tutelare, da altri eventuali urti la maledetta torre, con una banchina per proteggerla dai pericoli che insidiano un porto. Cosa nota a tutti ma che evidentemente nessuno ha voluto vedere.

Oggi dopo quasi tre anni dalla tragedia ci ritroviamo con un processo mozzo, accomodante per proteggere i potenti che governano il porto di Genova. Il paradosso è che la capitaneria di porto dovrebbe essere il controllato, invece ha condotto le indagini insieme alla procura come controllore.

Un chiaro conflitto di interessi in queste indagini che alla fine ci ha condotti ad un processo classico all’italiana, privo di verità e senza non si potrà mai avere una giustizia cristallina senza sconti a nessuno. Adele Chiello madre di Giuseppe Tusa, vittima dello Stato Italiano, perché governava la sicurezza del porto per conto dello stesso che non ha salvaguardato la Vita dei propri dipendenti”.

Ci vorranno anni, ma la verità prima o poi verrà a galla perché non tutti i magistrati risultano come taluna componente della procura genovese. Fabrizio Graffione

 

1 COMMENTO

  1. Spero tanto, che ciò che Lei Fabrizio Graffione sostiene, possa realizzarsi ed io prima di morire possa ridare dignità alla morte di mio figlio Giuseppe Tusa con una vera Giustizia

LASCIA UN COMMENTO