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NOTA DELLA CISL A PROPOSITO DELLA SITUAZIONE DELLA SANITA’ IN LIGURIA

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" title=GENOVA. 11 AGO. Riceviamo e pubblichiamo nota della Cisl Liguria a proposito della situazione della sanità in Liguria.

“Questa volta accadrà davvero: la quantità e la qualità dei servizi sanitari diminuirà in modo significativo. Gli ulteriori tagli da parte del  Governo al finanziamento della sanità e dei servizi sociali compromettono la possibilità di avere risposte tempestive ed efficaci ai problemi di salute della popolazione. Quelle scelte devono cambiare.
Però è sempre più evidente che, qui in Liguria, deve essere profondamente modificato il modo di funzionare di ospedali, ambulatori, assistenza domiciliare, ruolo dei medici di medicina generale. Se non si fara’ potremo solo contare i danni.
Ma la Regione, anziché esprimere precise direttrici riguardo alla funzionalita’ dei servizi, affida ai Direttori Generali poteri straordinari, senza vincoli di confronto con i territori e le forze sociali, con il compito di “tagliare”. Tutto questo ben sapendo che ridurre quel che c’è senza riorganizzarlo porta un risultato sicuro: ci saranno meno risposte ai bisogni di salute, chi ha più bisogno avra’ meno, soprattuto chi non ha voce e chi non ha strumenti per farsi valere. Non basta dire ai Direttori “riorganizzate”: senza precisi input innovativi, sarà molto più “facile” togliere un po’ di quel che c’è che modificare il sistema dove serve.
Nel momento in cui solo spostando una parte consistente degli interventi meno complessi dagli ospedali a strutture decentrate più leggere e meno costose si può reggere alla carenza di finanziamenti, invece si annunciano tagli proprio lì, nell’apertura delle “piastre ambulatoriali”, come nel caso di Voltri e Pegli. Come si può essere credibili: si dice di voler trasformare i piccoli ospedali, ma poi non si è in grado di offrire alternative?
Soprattutto, non si può cambiare il sistema sanitario se non si ridiscute la funzione dei medici di medicina generale, chiedendo loro di lavorare diversamente, ma con più senso e ruolo (perché non possono, ad esempio, anche loro operare, almeno in parte, sulle 24 ore per 7 giorni, e magari maneggiare meno scartoffie e più “strumenti del mestiere”?).
I sindacati Cgil Cisl Uil, le organizzazioni dei lavoratori della sanità e dei pensionati, hanno proposto da tempo interventi che la stessa Regione ha dichiarato, a parole, di condividere.
Noi sappiamo, ad esempio, che:
* è possibile tenere fuori dalle costose strutture ospedaliere coloro che sarebbero accolti sicuramente con maggiore efficacia da servizi decentrati sul territorio, che noi chiamiamo “ospedali di distretto”, sempre aperti, in cui fare lavorare anche i medici di medicina generale, sevizio di guardia medica e 118
* è possibile ridurre di molto il periodo di ricovero per gli anziani e aiutare loro e le loro famiglie a rimanere a casa propria con una assistenza dignitosa
* è possibile mettere a fattor comune ciò che già fanno i comuni e le aziende sanitarie (in ospedale, nelle residenze sanitarie e a domicilio) per le persone anziane o disabili e rendere così più efficaci interventi ora scoordinati.
Tutto questo è possibile:  oggi è indispensabile per non soccombere ai tagli, mentre magari  rimangono vivi altri interessi e rendite di potere.
Non ci rassegniamo a questo modo di procedere, pretendiamo che la Regione e le Aziende affrontino in modo diverso questo passaggio così difficile per il sistema dei servizi sanitari e sociali. Se le nostre proposte sono condivise, come si dice, allora si agisca di conseguenza, si realizzino le modifiche concrete e possibili, superando con coraggio resistenze e rendite di posizione; ma il tempo a disposizione ormai è pochissimo, troppo prezioso per rinviare ancora le scelte utili”.

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