‘Ndrangheta, rifiuti e favori: ex sindaco di Lavagna respinge le accuse

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L'ex sindaco di Lavagna Giuseppe "Pino" Sanguineti e l'ex deputata Udc Gabriella Mondello
L'ex sindaco di Lavagna Giuseppe "Pino" Sanguineti e l'ex deputata Udc Gabriella Mondello
L’ex sindaco di Lavagna Giuseppe “Pino” Sanguineti e l’ex deputata Udc Gabriella Mondello

GENOVA. 1 LUG. ‘Ndrangheta, rifiuti e favori. L’ormai ex sindaco di Lavagna Giuseppe “Pino” Sanguineti (ex Psi) oggi ha risposto alle domande del pm respingendo le accuse, ma quando il magistrato ha toccato la dolente nota del sostegno alle primarie del Pd (Raffaella Paita risulta del tutto estranea all’inchiesta) e l’inquinamento di tali elezioni, l’indagato ha chiesto la sospensione dell’interrogatorio, che è stato rinviato.

Sanguineti ha spiegato che non ha mai fatto favori e non sapeva che “quelli” ossia i presunti boss, fossero collegati alla criminalità organizzata. In sintesi, gli aveva detto che li avrebbe aiutati solo per toglierseli di torno e loro si sarebbero quindi rivolti all’ex deputata Udc Gabriella Mondello e al vicesindaco Luigi Barbieri.

Secondo l’accusa, le famiglie legate ai presunti boss del clan Rodà-Casile e Antonio Nucera, avrebbero cercato voti per la candidata Raffaella Paita su impulso di Sanguineti, di Mondello e dell’ex assessore della giunta Burlando Giovanni Boitano (Liguri per Paita).

 

Nell’ambito dell’inchiesta della Dda, i presunti boss sono stati arrestati in carcere. Mentre l’ex sindaco Sanguineti è agli arresti domiciliari, come il consigliere della sua lista Massimo Talerico e Gabriella Mondello. L’ex assessore del centrosinistra Giovanni Boitano è indagato a piede libero.

Alle famiglie dei presunti boss il Comune avrebbe “lasciato” la gestione dei rifiuti e quella dei chioschi abusivi sul lungomare della cittadina del Tigullio.

 

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