’Ndrangheta a Lavagna, 8 arresti: i particolari dell’operazione

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Operazione I conti di Lavagna contro l' 'ndrangheta
Operazione I conti di Lavagna contro l' 'ndrangheta
Operazione I conti di Lavagna contro l’ ‘ndrangheta

GENOVA. 20 GIU. Con l’operazione ‘I conti di Lavagna’ la polizia e la Dia hanno disarticolato un ramo del ’ndrangheta delle famiglie Nucera e Rodà-Casile di Condofuri, che aveva stretti collegamenti con l’amministrazione del Comune di Lavagna.

Secondo le indagini e le prove raccolte dagli investigatori, definite inequivocabili, i faldoni sono composti da ben 2000 pagine, veniva operato un traffico illecito di rifiuti in provincia di Genova con la compiacenza dell’amministrazione comunale locale a favore di un’azienda operante in appalto con un’azienda con sede ad Udine.

Otto sono le persone arrestate. Fra queste tre politici: il sindaco di Lavagna Giuseppe Sanguineti, l’ex deputata Gabriella Mondello e Massimo Talerico, consigliere con deleghe al Patrimonio e al Demanio che secondo il Procuratore Francesco Cozzi: “con tali deleghe, avrebbe potuto fare tutti i favori che poteva”.

 

Gli altri cinque arrestati e tradotti in carcere sono i componenti di due famiglie de l ’ndrangheta: i cugini Paolo, Antonio e Francesco Nucera e Francesco Antonio e Antonio Rodà. Due persone hanno l’obbligo di residenza: Giovanni Nucera di Antonio e Massimiliano Arco. Gli indagati in tutto sono 23.

Sono stati posti sotto sequestro beni e quant’altro tra cui l’autotrasporti Nucera, il sito di stoccaccio dei rifiuti a Lavagna della Ecocentro e quattro chioschi sul lungomare.

Secondo gli investigatori, al vertice ci sarebbero Paolo Nucera e Francesco Antonio Rodà, mentre i politici sono accusati di abuso di ufficio in concorso per il trasporto e lo stoccaggio di rifiuti nel sito in via Madonna della Neve 1 lavoro che le due famiglie avrebbero ottenuto, secondo gli investigatori, con la tecnica del voto di scambio con gli appalti. Secondo l’accusa, l’appalto siglato in precedenti amministrazioni, era scaduto e sarebbe stato rinnovato in modo irregolare.

Senz’altro, spiegano gli investigatori, i politici coinvolti nell’inchiesta subivano delle pressioni temendo le reazioni delle famiglie, come si capisce in un’intercettazione quando il sindaco di Lavagna Sanguineti parlando con un altro consigliere fa riferimento ad un attentato in cui, anni fa, andò a fuoco un’auto.

“Per i voti si fa questo ed altro – precisa il procuratore Cozzi” ed il più classico voto di scambio di cui hanno goduto i politici locali in questione, aveva permesso anche il mancato controllo da parte delle autorità, in particolare della capitaneria competente, di quattro chioschi sul lungomare riconducibili ad una gestione dei calabresi.

In particolare si tratta di 4 chioschi sul lungomare che affittano ombrelloni sulle spiagge del litorale: il ‘Giorgia’, il ‘Bagni Gianni’, il ‘Ste beach’ e il ‘Cipy Beach’.

L’ex deputato del’Udc Gabriella Mondello avrebbe invece ricevuto gioielli in cambio di un suo intervento per fare assumere un conoscente. Secondo l’accusa, l’ex deputata riceveva denaro e gioielli come ‘mediazione’ verso l’allora assessore Giovanni Boitano per fare assumere presso Arte, una persona.

La fase investigativa ha previsto con l’uso di telecamere, pedinamenti ed intercettazioni ambientali e telefoniche, di scoprire come veniva svolto l’illecito. E se, alcuni funzionari del Comune di Lavagna, evidentemente non coinvolti, avevano fatto installare delle telecamere di controllo nel sito dello stoccaggio dei rifiuti in via Madonna della Neve, gli addetti, però, magari ricevendo pressioni, non avevano riscontrato anomalie.

Così era stata la polizia a prevvedere ad installare altre telecamere che riprendevano il vero lavoro e l’illecito. In pratica durante lo stoccaggio dei rifiuti sopra venivano posizionati i normali rifiuti urbani, i classici sacchetti della spazzatura per intenderci, mentre sotto venivano posizionati i rifiuti ‘speciali’, fra cui  frighi, vernici e motorini; il tutto, infine, veniva portato a Scarpino.

Il Pm Alberto Lari, spiegando dettagliatamente l’operazione, racconta come la parte investigativa sia stata sviluppata senza l’uso di confidenti, bensì basandosi sui fatti e gli avvenimenti, come il ritrovamento, tempo fa, di armi e relativo munizionamento a San Colombano di Certenoli, “armi che ci sono ma non vengono mai usate” o sulle classiche intercettazioni: in questo caso del sindaco Sanguineti “altrimenti saltiamo in aria come vent’anni fa”, “Certi politici – precisa Lari – dapprima accettano i compromessi, poi hanno paura ed avvengono questi fatti”. L.B.

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