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Mitiche algerine, 3mila sfidano morte o botte per stare in spiaggia in bikini

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Niqab, burkini e bikini

ALGERI. 15 LUG. Andare in giro vestite come vogliono. Basta vestiti lunghi, veli, burka, niqab, burkini: “Vogliamo essere libere”. Mitiche algerine in rivolta. Sfidano la morte o le botte od altri “effetti collaterali” come il pubblico lubidrio per stare in spiaggia e fare il bagno in bikini.

Nell’estate 2017 non poteva mancare la polemica tra il burkini e l’altro indumento preferito dalle donne, definito da molte un simbolo di libertà e di emancipazione.

Così, un esercito di quasi 3mila temerarie algerine ieri si è dato appuntamento nella località balneare di Annaba. Tutte si sono coraggiosamente ed orgogliosamente spogliate sul bagnasciuga, entrando in acqua e prendendo la tintarella rigorosamente in due pezzi.


La protesta è stata organizzata anche in risposta alle foto dei radicalisti islamici, che nei giorni precedenti avevano pubblicato sui social network le immagini di quelle donne che si “permettevano” di stare “scoperte” in spiaggia senza indossare almeno il burkini.

La manifestazione delle mitiche algerine ha avuto successo. Le donne libere, sorridenti e divertite hanno finalmente coronato il loro sogno e messo in atto la loro volontà, finora repressa da retaggi culturali e religiosi islamici: “Non siamo più nel Medioevo”.

Se l’anno scoro le autorità francesi avevano vietato il burkini in alcune spiagge della Costa Azzurra, in Liguria tale divieto non sussiste. Tuttavia la Regione, anche per motivi di sicurezza, ha vietato l’uso di burka e niqab negli uffici pubblici, ospedali inclusi.

 

 

 

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