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Migranti Coronata, responsabili centro: chi protesta è solo uno scansafatiche

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Migranti davanti a Prefettura di Genova (foto di repertorio)

GENOVA. 23 MAG. Altro che “malagestione” del centro di accoglienza. Piuttosto, sembrerebbero degli scansafatiche. Oggi davanti alla Prefettura di Genova è andata in scena, dopo la manifestazione di ieri, un’altra protesta di una cinquantina di migranti nullafacenti, ospiti a Coronata, ma i responsabili della struttura hanno replicato così.

“Oltre 120 ragazzi migranti hanno ricevuto proprio oggi un diploma rilasciato dal Campus di Coronata, la struttura gestita dalla diocesi di Genova attraverso l’ufficio diocesano Migrantes che, in collaborazione con la Prefettura di Genova, si occupa dal 2014 dell’ospitalità dei richiedenti protezione internazionale proponendo un modello di gestione attiva di varie case di accoglienza ubicate nella città di Genova.

L’attestato certifica la frequenza e la partecipazione alle lezioni attive al Campus: italiano, matematica, educazione civica ed educazione domestica. Sono inoltre attive le formazioni nei settori dell’edilizia, agraria, falegnameria, sartoria, informatica, cura della persona e sala.


Si tratta di un traguardo importante e atteso per chi ha frequentato con assiduità il Campus a partire da ottobre. Attualmente sono ospitati 320 richiedenti asilo collocati in diversi centri. Ottanta risiedono nell’ex ospedale San Raffaele di Coronata, dove è ubicato il Campus, e i restanti in alcune parrocchie e strutture cittadine.

I ragazzi giunti dal mare presso la nostra struttura sono informati sulla nostra proposta educativa e formativa che, per aiutarli a costruire il loro futuro, richiede disciplina e continuità. I ragazzi infatti sottoscrivono, dopo aver ricevuto tutte le informazioni, la nostra proposta.

Le strutture della Migrantes vengono chiuse al mattino, dopo la colazione, per permettere che i ragazzi frequentino la scuola di Coronata che rimane aperta tutto il giorno. Coloro che non hanno un pensiero costruttivo per la propria vita e senza un’offerta formativa si ritrovano per strada a chiedere l’elemosina, come si può notare agli angoli della nostra città”.

La scelta della comunità è quindi di non tenere aperte le stanze della struttura tutto il giorno per “evitare l’inoperosità che va contro ogni progetto di integrazione”.

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