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Migranti, Anna Pettene Garrone attacca Boldrini e Pd: ipocriti, raccontano favole

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Anna Pettene Garrone con Giovanni Toti

GENOVA. 26 LUG. “C’è chi dice no Su 8000 Comuni italiani, 5500 dicono no all’accoglienza. Tra questi Comuni, moltissimi sono amministrati dal PD progressista, a favore della integrazione, della società multietnica, della inclusione sociale, delle manifestazioni pro porte aperte”.

Lo ha dichiarato alcuni giorni fa su Facebook Anna Maria Pettene Garrone, che ha attaccato il Partito Democratico e Laura Boldrini.

“È la solita favola – ha aggiunto Pettene – che ci hanno raccontato facendo, come in tutte le narrazioni che si rispettino, la distinzione tra buoni e cattivi.  La sinistra dell’apertura, dell’uguaglianza, del migrante uno di noi, come noi, meglio di noi e la destra chiusa, cinica e dell’odio verso il diverso che deve diventare per forza uguale e superiore a meno di non voler passare da razzista ed essere inforcato.


Insomma, la favola si è trasformata in balla non appena ha sbattuto contro la realtà dell’emergenza.

È normale oltre che logico dire basta se non si sa come gestire la mole impressionante degli sbarchi e soprattutto se non si vede un progetto di integrazione fattibile e sostenibile.

Laura Boldrini, a proposito dello ius soli, ha sentenziato che la legislazione sulla cittadinanza rappresenta un’occasione da sfruttare perché l’acquisizione automatica dello status di cittadino favorisce l’integrazione e l’integrazione tiene a bada risentimento e rancore. Prima l’uovo o la gallina? Non saprei rispondere; questa è già una frittata.

Insomma potrebbe, per esempio, essere una terapia per contrastare l’uso facile dei coltelli in stazione contro le nostre forze dell’ordine, come avvenuto in stazione centrale a Milano un paio di giorni fa.

Una visione distorta e schizofrenica, commenterei, nel rispetto dovuto comunque alla istituzioni. La cittadinanza non deve essere un ricatto impostoci da parte di chi arriva sulle nostre coste; neppure deve essere un nostro regalo a la qualunque; dovrebbe ragionevolmente essere l’approdo voluto dopo un percorso serio di integrazione e rispetto, ma il condizionale è d’obbligo”.

 

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