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Microchip nel vestiario dei dipendenti Asl: a qualcuno non piace

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Ospedale

GENOVA. 29 LUG. “Il capitolato della gara per la fornitura a noleggio di biancheria (lenzuola, camici, divise) è chiarissimo. L’obiettivo del microchip è garantire un efficientamento del sistema per evitare sprechi e ‘dimenticanze’ dei camici al di fuori degli ospedali, assicurando una corretta contabilizzazione dei materiali forniti, una maggiore sicurezza rispetto alle norme igieniche e antincendio, una maggiore qualità dei tessuti anche a garanzia del decoro delle divise e della biancheria utilizzate”.

Altro che violazione della privacy e della “libertà” personale. Macché Grande Fratello, Kgb o “007” per localizzare col Gps i dipendenti pubblici scansafatiche e furbetti nell’Asl3 Genovese. Come in sostanza denunciato ieri da un sindacalista.

Il sistema dei microchip inseriti nel vestiario di infermieri e medici di tutte le Asl liguri è solo una questione pratica per migliorare l’efficienza delle aziende pubbliche, che però evidentemente non piace o dà fastidio a qualcuno.


La vicepresidente ed assessora regionale alla Sanità Sonia Viale oggi ha replicato così agli attacchi di M5S e Pd in merito alla gara bandita da Alisa per il lavaggio della biancheria utilizzata nelle Asl e negli ospedali del sistema sanitario regionale ligure.

“Dalle informazioni acquisite – ha aggiunto Viale – questo sistema risulta già diffuso in molte regioni d’Italia, proprio per evitare sprechi e ammanchi. Data la delicatezza della materia, al di là della precisione delle finalità descritte chiaramente nel capitolato, ho comunque già disposto ulteriori approfondimenti, a garanzia di tutto il sistema”.

“Il vecchio sistema del codice a barre sul vestiario – spiega il commissario straordinario di Alisa Walter Locatelli – si è rivelato insufficiente e non idoneo a garantire la correttezza dei dati, generando quindi sprechi. Al contrario, il microchip consente di sapere sia quando il camice viene ritirato dalla ditta che effettua il servizio di lavanderia e poi riconsegnato al dipendente, sia, di conseguenza, quanti cicli di lavaggio l’indumento subisce, visto che dopo un certo numero deve essere sostituito.

Questi tessuti, infatti, sono garantiti per un numero massimo di lavaggi eseguiti in un determinato modo e con specifici prodotti. Un numero superiore di lavaggi, oppure lavaggi ‘casalinghi’ che non rispettino le procedure, potrebbero ad esempio far perdere le caratteristiche di ‘barriera’ alle infezioni a garanzia sia dell’operatore che del paziente.

Il nuovo sistema garantisce anche il rispetto delle norme di sicurezza e antincendio in base alle quali il materiale ospedaliero, in particolare delle sale operatorie o di alcuni reparti, debba essere lavato esclusivamente con determinati prodotti”.

“Solidarietà ai lavoratori e sdegno per la scelta di Locatelli di infilare i microchip nei camici degli operatori sanitari, a loro insaputa – aveva detto stamane la consigliera regionale del M5S Alice Salvatore – una condotta gravissima su cui indagheremo a fondo per valutarne i profili legali  in termini di privacy”.

“L’inserimento di un microchip nelle divise dei ventiduemila dipendenti Asl della Liguria – avevano aggiunto la capogruppo regionale del Pd Raffaella Paita ed i consiglieri regionali Pippo Rossetti, Giovanni Lunardon, Valter Ferrando – è un fatto delicato su cui chiediamo al più presto la massima chiarezza. E’ grave che sia accaduto nel silenzio generale.

Chiediamo che l’assessora Sonia Viale esponga al Consiglio regionale cosa sta accadendo e chi ha deciso l’inserimento di un vero e proprio Gps nelle divise dei lavoratori della sanità ligure.

Questo provvedimento, anche se fosse utilizzato per restituire senza errori i capi usciti dalla lavanderia, è in ogni caso potenzialmente lesivo della privacy dei lavoratori, i cui spostamenti possono essere intercettati e monitorati minuto per minuto. Siamo stupiti che una decisione che consente la raccolta di dati sensibili non sia stata oggetto di un accordo sindacale e di un’opportuna informativa dei dipendenti. Vogliamo sapere chi ha preso questa decisione, con quali motivazioni, in quali e quanti ospedali è stata già messa in atto. Non può passare sotto silenzio un provvedimento che lede la libertà dell’individuo”.

13 COMMENTI

  1. Per essere un controllo sui dipendenti dovrebbero esserci negli ospedali dei ‘portali’ in grado di ‘leggere’ questi ‘tag’ quando gli indumenti sono indossati. Ovviamente invece tali portali leggono l’indumento quando non è indossato. Infatti è un sistema di controllo degli indumenti e non delle persone.

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