Andrea Chenier, l’opera lirica al Teatro Carlo Felice di Genova

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Andrea Chenier
Andrea Chenier
Andrea Chenier l’opera lirica al Teatro Carlo Felice di Genova

GENOVA 11. APR. Martedì 12 aprile 2016 alle ore 20.30 si terra l’opera lirica Andrea Chenier al Teatro Carlo Felice di Genova. Repliche 13, 16, 17, 19, 20 aprile 2016. Andrea Chénier è un’opera lirica in quattro quadri di Umberto Giordano su libretto di Luigi Illica.

Qui a Genova si ripropongono le vicende storiche del poeta Andrea Chénier (1762-1794), classicista francese, ma precursore del Romanticismo.  Chénier nacque a Costantinopoli, dove suo padre era Console di Francia, ma visse e lavorò a Parigi ed ivi partecipò alla Rivoluzione fra i moderati. Fu ghigliottinato il 25 luglio 1794 alla presenza del suo peggior nemico, Robespierre, per aver cercato di tutelare l’incolumità del re Luigi XVI. Andrea Chénier è certamente l’opera più nota ed apprezzata di Umberto Giordano. Celebre il suo detto: ‘Sur des pensers nouveaux faisons des vers antiques’.

L’azione si svolge in Francia nel 1789. Nel castello di Coigny, la contessa dà un ballo al quale partecipa il giovane poeta Andrea Chénier, d’idee libertarie e permeate da un’utopica politica di uguaglianza e di odio verso le ingiustizie sociali. Egli, cedendo alle preghiere fin troppo “salottiere” della contessina Maddalena di improvvisare per lei versi “d’amore”, crea all’istante un inno all’amore, sì, ma per la Patria e la Libertà e, dopo aver attaccato con violenza il mondo superficiale ed egoista dell’aristocrazia, abbandona la festa.

Libretto_Cover_Andrea
Libretto Andrea Chènier

 

Un esercito di diseredati, guidati dal cameriere Gérard, interrompe la festa. Carlo Gérard è un servo della casa per “eredità” paterna e, fin dall’inizio dell’opera, si è dimostrato desideroso di riscatto e di vendetta contro l’aristocrazia che ha reso schiavo non solo il suo vecchio padre, ma lui stesso. Anche Gérard abbandona la casa, dopo aver inveito contro la nobiltà. Cinque anni dopo: a Parigi, nel giugno del 1794, infuria il terrore. Chénier, deluso dagli eccessi della Rivoluzione, scopre di essere ricercato come controrivoluzionario, ma il poeta rimanda la fuga per incontrare una sconosciuta che in una lettera ha chiesto di incontrarlo. La donna è Maddalena.

La fanciulla non lo ha mai dimenticato dalla sera della festa ed ora si rivolge a lui per chiedergli protezione, poiché tutto il suo mondo dorato le è crollato addosso. I due s’incontrano e scocca il fulmine scatenante di un amore già nato la sera della festa. Ma sopraggiunge Gérard che tenta di rapire la contessina di cui anch’egli è da sempre innamorato. Ferito da Chénier in duello, Gérard, però, non rivela alle guardie il nome del suo aggressore, implorandolo di proteggere Maddalena. Ma Andrea Chénier viene arrestato. In effetti, l’ordine di cattura per il poeta è partito proprio da Gérard, divenuto luogotente di Robespierre, che lo ricerca per ritrovare Maddalena.

Lo stratagemma riesce: sapendo che l’amato è stato arrestato, Maddalena si presenta spontaneamente e coraggiosamente a Gérard. Per salvare Andrea, la fanciulla si offre all’ex servo, ma egli all’improvviso, di fronte a tanto amore e nobiltà d’animo, comprende tutta la bassezza del proprio comportamento. Quando il poeta viene processato, quindi, Gérard, cerca di salvarlo, ma ormai è troppo tardi: Chénier viene condannato alla ghigliottina. Ottenuto il permesso, sempre tramite Gérard, di visitare per l’ultima volta Andrea, Maddalena si sostituisce ad una detenuta ed affronta il patibolo con il suo amato.

Giordano
Umberto Giordano

Umberto Giordano, nato a Foggia il 28 agosto 1867 e morto a Milano il 12 novembre 1948 fu tra i più rappresentativi esponenti della cosiddetta scuola verista, di quella scuola, cioè, che negli ultimi decenni del XIX secolo (prossima ormai a concludersi la grande stagione verdiana) dette vita in Italia ad un nuovo tipo sanguigno di melodramma.

Per consuetudine il suo nome si trovò sempre affiancato a quello di Mascagni, di Puccini, Leoncavallo e con questi infatti egli divise successo e popolarità, valori e limitazioni.

Luigi Illica (Castell’Arquato, 9 maggio 1857 – Castell’Arquato, 16 dicembre 1919) è sicuramente tra i principali librettisti dell’epoca post-verdiana e lavorò per Giacomo Puccini, Alfredo Catalani, Umberto Giordano e molti altri musicisti. I suoi libretti sono un fedele specchio della cultura letteraria del tempo e delle correnti che la percorsero. Nell’attività di librettista fu di particolare rilievo l’incontro con Giuseppe Giacosa con il quale scrisse i suoi libretti più famosi, tutti di opere pucciniane: La bohème, Tosca, Madama Butterfly.

I più fortunati, scritti da solo, sono IRIS di Pietro Mascagni e l’Andrea Chénier di Umberto Giordano. Nessuna altra opera di Giordano ha ottenuto il successo di Andrea Chénier, nemmeno Fedora, rappresentata nel 1898 al Teatro Lirico di Milano con un giovanissimo Caruso. Legata alle alterne fortune del verismo musicale – oggetto di un dibattito non ancora equanime – l’Andrea Chenier continua a essere attaccata da chi ne critica la drammaticità enfatica e la ricerca dell’effetto facile, e difesa da chi, oppositore della modernità, ne tesse lodi forse non proporzionate ai risultati.

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