L’impari lotta contro l’ ansia

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GENOVA. 11 DIC. Un evidente senso di precarietà e di ansia pervade ed attanaglia il cittadino.  Né l’adempiere scrupoloso ai propri doveri civici lo esonera dalla tensione, lo protegge dallo stress; né lo pone al riparo, ad esempio, dalle improvvisate di una burocrazia implacabile e, non di rado, miope ed arrogante.

Talvolta, così burocraticamente miope ed arrogante  da acuire il già presente e generalizzato senso di sfiducia, da produrre un ulteriore e progressivo divario tra Comunità civica ed  Istituzioni pubbliche.

Su tale questione possiamo convenire o dissentire. Comunque sia, tale giudizio è fisiologicamente irrisolvente  poiché ciò che, anche astrattamente,  viene percepito, diviene realtà. E, per necessitante pazienza, ciò che deve accadere, fatalmente accadrà.

 

Tuttavia, per tentare di migliorare le condizioni al contorno  o, quantomeno, per non deprimerle ulteriormente, è lecito e necessario avere adeguata contezza delle singole questioni e condizioni, per meglio confrontarle; e per affinare ed esprimere  le proprie ragioni  in merito.

La rettitudine, il senso civico, la partecipazione non sono concetti banali o vacui; hanno una loro sostanza e meritano una loro attenta considerazione. Ed hanno altresì l’esigenza di un riscontro pratico e multilaterale.

Per questo motivo la Società (di cui ciascuno di noi fa parte, non dimentichiamolo) ed anche (soprattutto) le Istituzioni non possono, non devono abdicare al proprio ruolo di rappresentanza.

E’ socialmente rovinoso quando un cittadino onesto, per qualsivoglia motivo, si sente abbandonato a sé stesso, si sente trattato con noncuranza, talvolta alla guisa di disonesto. Non ultimo, a tal proposito, l’esito nefasto di talune istanze “vessatorie“, intrise di una burocrazia ansiogena dal tono, talvolta, velatamente indagatorio.

Tuttavia, nonostante il numero elevato di persone oneste, la stragrande maggioranza, la protesta implode individuale e domestica:  sommessa. Il poco clamore ne riduce l’incidenza e l’ingombro  a livello Istituzionale.

Una percezione massiva della presenza e dell’intensità contribuirebbe probabilmente ad esaltarne l’intensità sociale, il contrappeso  politico. A sortirne, forse, una maggiore attenzione istituzionale.

Chi affermò “la vanità stimola la parola, la superbia dispone il silenzio” (cit.) avrà avuto le sue buone ragioni.

In questo caso tuttavia non occorre interagire con tali inesausti vizi, quanto invece dare pubblico sfogo alla virtù  dell’onestà, categoria meritevole di assurgere a protagonista di ogni scenario civico.

Traduciamo pertanto i timidi, fattizi  pensieri in eventi concreti e condivisi, a far sì che il silenzio dell’onestà si imponga e sovrasti il baccano del sordido malaffare ed induca nel contempo un affievolimento dell’elevato grado di ansia quotidiana.

Recuperiamo spazi comuni di relazione e di confronto, superando la condizione di solitudine e di disagio che, spiegabilmente, proviamo in mezzo agli altri.

In questo caso, sconfessando la regola matematica, alterare, invertire l’ordine dei fattori, Cittadini da una parte ed Istituzioni dall’altra,  fornirà un “prodotto” diverso.

E se anche tale alterazione  stentasse a produrre effetti immediati a livello di unità individuale, non disperiamo: essi avverranno senz’altro in nome ed in forza di una altrettanto importante “unità collettiva”.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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