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Licenziamenti e sciopero : Ericsson spiega le sue scelte

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Ericsson: non c’è accordo sui 351 licenziamenti in Italia tra cui 61 a Genova

GENOVA.21APR. La Ericsson ha avviato le procedure per 350 licenziamenti del personale in tutta Italia, tra cui 61 a Genova. Nei giorni scorsi sono stati organizzati presidi e scioperi nelle città di Roma e Genova e davanti sede aziendali di Napoli e Palermo. I lavoratori hanno sfilato per le città e presidiato davanti alle prefetture.

Ericsson il 21 marzo ha spiegato di aver avviato una procedura di riduzione del personale per un massimo di 354 addetti: 315 in Ericsson Tlc e e il resto in IT Solutions &Services. Tra i 315 dipendenti delle Tlc: 238 impiegati, 12 dirigenti e 65 quadri. Il colosso svedese precisa che non è possibile ricorrere a soluzioni meno dolorose, come i contratti di solidarietà e/o la cassa integrazione.

Tra i motivi dell’azienda, c’è la perdita della commessa per la gestione della rete mobile congiunta di Wind e 3 Italia, che è stata aggiudicata invece dai cinesi di Zte Corporation. «Tale decisione risponde alla necessità di incrementare l’efficienza e di adeguare le operazioni ai volumi di business per restare competitivi e garantire profittabilità ‒ spiegava una nota dell’azienda ‒ Ericsson è disposta a impegnarsi in un dialogo costruttivo con le organizzazioni sindacali al fine di individuare le migliori soluzioni. Ericsson conferma inoltre il proprio impegno in Italia, dove è presente dal 1918, oggi con circa 3800 dipendenti.»


Le sigle sindacali Slc Cgil, Fistel Cisl, Uilcom Uil e Ugl Telecomunicazioni di comune accordo sostengono: «Pensare di governare la trasformazione, pur necessaria di un’azienda a seguito anche della perdita di alcune commesse, a colpi di licenziamenti collettivi non è soltanto inaccettabile, ma improponibile se determinato da una grande multinazionale che opera in un settore ad alto valore aggiunto e comunque in forte espansione.»

La Slc in particolare punta il dito contro la politica aziendale di tagli che a Genova, dove sono previsti 61 licenziamenti, la cosa grave è che negli ultimi anni ha visto scendere i lavoratori da 1.200 unità a meno di 600.«Al di là dello sciopero ‒ proseguono le sigle sindacali ‒ le associazioni di categoria avvieranno una ricognizione con le istituzioni locali delle Regioni e dei Comuni. Ci sono realtà industriali che rischiano di sparire come già successo a Pisa, si rinnoverà la richiesta al Mise, per un coinvolgimento del Ministero dello Sviluppo che deve tener conto del fatto che parti importanti della produzione, ricerca e sviluppo nel settore delle Tlc, creano ricchezza e occupazione in molte realtà a livello mondiale mentre in Italia si prospettano solo licenziamenti.» ABov

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