Librerie chiudono: Pastorino (RaS) contro Doria che non fa

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Una libreria di Genova: allarme di Rete a Sinistra e le proposte del consigliere regionale Gianni Pastorino

GENOVA. 26 SET. La libreria del quartiere di Certosa è ormai prossima alla chiusura. È la terza libreria indipendente che scompare da Genova nell’ultimo anno, a fronte di un dibattito pubblico quasi del tutto indifferente.

“Non possiamo più parlare di sintomi preoccupati – spiega il consiglier regionale di Rete a Sinistra Pastorino – che andrebbero valutati con serietà e attenzione. No, siamo ormai di fronte al collasso irrefrenabile: come a qualsiasi latitudine, la scomparsa delle librerie dai quartieri genovesi è un dato certo, che segna un grave arretramento nel tessuto socioculturale dei nostri territori. Eppure le librerie di quartiere sono un valore. E sicuramente non possono rappresentare una minaccia per i grandi gruppi commerciali, che già abitano i nostri centri e gli spazi urbani più appetibili.

Le librerie indipendenti di quartiere sono altro; e non possono essere considerate soltanto botteghe.  Forse è a buon diritto se oggi i librai indipendenti si sentono messi da parte, lasciati soli. Siamo a un punto in cui non bastano più le promesse delle istituzioni. Non servono altri atti amministrativi che poi restano sulla carta, svuotati di obiettivi e risorse.

 

Le istituzioni devono dimostrare con i fatti che ci credono. Il primo segnale dovrebbe arrivare dal Comune di Genova, dal quale attendiamo provvedimenti che diano seguito concreto alla delibera approvata il 27 novembre 2014. E qualcosa in più si potrebbe ottenere facendo collaborare le librerie a “L’altra metà del libro”, l’evento sull’editoria promosso ogni anno da Fondazione per la Cultura – Palazzo Ducale.

È davvero importante che il Comune dia seguito a quella delibera con atti amministrativi concreti, che ne decretino l’attuazione precisando meglio le voci di facilitazione e di supporto che l’amministrazione intenda fornire alle librerie indipendenti. Le istanze sono molte, e molte sono note da tempo: i bandi devono essere semplificati, e così anche gli altri sistemi per l’assegnazione di locali pubblici ad attività commerciali private, soprattutto laddove sussistano garanzie e referenze accertate. O quando – caso non insolito – gli esercenti non chiedono un sostegno economico, ma soltanto regolamenti più semplici. E poi: i rapporti con i CIV devono maturare e migliorare; al tempo stesso, vanno mitigate le criticità in quelle zone in cui i CIV non ci sono. Sono soltanto due esempi, tuttavia possono essere davvero tante le idee per non far morire le librerie indipendenti.

Noi, come Rete a Sinistra, ne proponiamo 4.

1. Sconto d’imposta sui beni immobili destinati a librerie. Come a Barcellona:una detrazione sulla TASI fino al 95%, qualora il locale sia di proprietà o sia affittato a una libreria indipendente. L’agevolazione porta beneficio sia ai librai proprietari del locale in cui lavorano, sia ai colleghi che hanno affittato uno spazio, perché lo sgravio fiscale ha come prerequisito unaprogressiva diminuzione dei canoni di locazione.L’obiettivo contribuire a salvaguardare i presidi culturali del territorio, sostenendo concretamente non solo i librai ma anche chi è disposto ad affittare i propri immobili per tali attività. Nel calcolo della detrazione si inserisce un criterio di premialità per le librerie aperte in quartieri periferici o in zone urbane in cui l’amministrazione promuove processi di rigenerazione. Parallelamente, prevediamo ulteriori sgravi fiscali per i primi 18 mesi nello startup di nuove librerie indipendenti.

2. Coworking commerciale per librerie e altre microimprese o imprese individuali. Come a Torino,  dove una delibera promossa dall’Assessorato al Commercio fa sì che il coworking di questo tipo sia già realtà. Un negozio in condivisione, sulla falsa riga della convivenza di più uffici negli stessi spazi, non solo ripartendo servizi e costi ma anche condividendo la clientela. Superando il concetto “un negozio, una licenza” è possibile immaginare un nuovo luogo commerciale multiforme, in cui coesistano più titolari e più licenze intestate a persone diverse. L’esperienza insegna che sperimentare le compresenza di generi merceologici diversi può essere un valore aggiunto, laddove ci sia compatibilità fra i prodotti proposti e si possano creare sinergie commerciali: perché non immaginare, ad esempio, una libreria che lavora fianco a fianco con un fiorista e una profumeria? Insomma: un’opportunità importante, per consentire soprattutto ai giovani di mettersi alla prova condividendo gli oneri con altri; e magari creando una mini-filiera. Ma è anche un’opportunità per proprietari dei muri, considerando quanti negozi di medie e grandi dimensioni oggi restano sfitti a causa della crisi economica.

3. Concessione in comodato d’uso gratuito, o a canone calmierato, di edifici pubblici vacanti per l’insediamento di librerie indipendenti e di altre attività culturali. Come a Milano:un sostanziale abbattimento dei canoni di locazione qualora soggetti privati o associazioni intendano aprire una libreria indipendente, o un’attività culturale affine, in grado di rivitalizzare il tessuto sociale del quartiere. In questo caso l’obiettivo prioritario è “fare comunità”: assegnare ai privati spazi da riqualificare che funzionino non solo da attività economiche, ma anche come luoghi di aggregazione. Mediante la formulazione di bandi idonei, e in presenza di progetti particolarmente efficaci, gli spazi potrebbero anche essere concessi gratuitamente e per periodi lunghi (fino a 30 anni), lasciando a carico del gestore le spese di  ristrutturazione, manutenzione ordinaria e straordinaria. Contestualmente, i giovani che volessero aprire un’attività commerciale avrebbero il canone ridotto del 90% per i primi 5 anni. Agli enti locali spetta il compito di censire i locali non utilizzati, di valutare attentamente i progetti presentati e di monitorare la loro effettiva attuazione. L’iniziativa commerciale deve infatti dimostrarsi capace di valorizzare il quartiere e portare benefici alla comunità.

4. Defiscalizzazione dei libri di testo per le fasce più deboli. Sulla scorta del provvedimento già approvato da varie regioni italiane, riteniamo che anche le famiglie liguri abbiano diritto di poter detrarre le spese sostenute per i libri scolastici, così come già avviene per altre spese. Un gesto significativo soprattutto per le fasce più deboli, le più penalizzate dalla crisi economica in atto. Sul tema, durante la scorsa legislatura il Consiglio Regionale ha approvato un ordine del giorno presentato da Sinistra Ecologia e Libertà. Il dibattito politico in Regione deve ripartire da qui”.

 

 

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