Libertà di stampa, picconate da Battaglia (Pd): giornalisti bifolchi

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La candidata sindaca e perdente Cristina Battaglia (Pd)
La candidata sindaca del Pd a Savona Cristina Battaglia con a fianco del capogruppo alla Camera dei Deputati Ettore Rosato
La candidata sindaca del Pd a Savona Cristina Battaglia a fianco del capogruppo alla Camera dei Deputati Ettore Rosato

SAVONA. 15 MAG. Invocano il rispetto dei diritti e la meritocrazia, la trasparenza e l’onestà, ma poi quando la gente comincia ad essere davvero informata, ossia non come vogliono loro, alcuni radical chic s’inalberano, cominciano a prendere a picconate il diritto di tutti e ad insinuare dubbi e teoremi infondati, spargendo sterco sugli altri.

Una tecnica di comunicazione e di disinformazione culturale ben nota agli esperti del settore.

A Savona, la candidata sindaca del Pd Cristina Battaglia, laureata in Fisica e dirigente in aspettativa della Regione Liguria, ossia l’amica della ministra Pinotti, assunta all’epoca di Burlando e pagata con i nostri soldi fino a poco tempo fa, l’altro giorno ha postato su Facebook un commento in cui se la prende con quelle che ha unilateralmente definito “cattive abitudini” dei giornalisti locali.

 

In realtà, la stampa savonese non ha nessuna cattiva abitudine perché ha sempre fatto solo il suo mestiere, rispettando la legge, le lettrici e i lettori senza guardare in faccia a nessuno: donna o uomo, di centrosinistra o di centrodestra o pentastellato. Semmai, alcuni “watch dog” savonesi, come altri italiani, non appaiono così tanto feroci nel rovistare e rendere conto delle condizioni ed abitudini private di personaggi pubblici o degni di fatti di cronaca come fanno i colleghi anglosassoni e nordici, che esercitano la professione in paesi in cui la libertà di stampa è sacra per tutti (L’Italia è al 77° posto nel mondo, sotto Botswana e Nicaragua).

“Una cattiva abitudine” ha titolato su Facebook Battaglia, aggiungendo:”Negli ultimi giorni, leggendo la stampa locale, ho notato con fastidio che nel citare il nome di una donna si continua la pessima abitudine di definirla “moglie di…”, “sorella di….”, “cugina di…”.  Ci sono Donne le cui storie personali ed esperienze professionali vengono sempre ridotte e minimizzate a un grado di parentela. Questa tendenza va invertita. Lo considero un grande segno di arretratezza culturale. Si riparte dalle piccole cose, il rinnovamento è anche mettere al centro il rispetto per le persone”.

Il post di Battaglia ha ricevuto 31 “Mi piace” ma i commenti finora sono stati solo tre. Fra cui quello lapidario: “Ci sono donne che se non fossero state mogli figlie o sorelle di…Non avrebbero mai ottenuto successo”.

Esattamente come ci sono mariti, figli, fratelli e cugini di…

Oppure come ci sono quelle o quelli che hanno avuto successo perché schierate o schierati a sinistra o a destra, con quello o con quell’altro movimento politico.

Invero, è uno dei malcostumi italiani ed è un dovere renderlo noto alle lettrici e ai lettori in qualsiasi modo e con qualunque definizione perché si tratta di fatti e circostanze, non certo di discriminazioni. Altro che bifolchi. Siamo solo cani da guardia. Fabrizio Graffione

 

 

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