Le affinità inesistenti. Segreti & fortuna dell’ uomo-comune

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Una donna infermiera un po' speciale
Una donna infermiera un po' speciale in aiuto di un uomo
Una donna infermiera un po’ speciale in aiuto di un uomo

GENOVA. 23 APR. La fortuna dell’ “ uomo-comune” (cit. G. Chesterton) consiste principalmente nell’esistenza della donna.

Prevedibile la contrarietà, non solo maschile, nei confronti di tale irriverente affermazione che, da un lato, relega l’uomo alla subalternità; dall’altro, ne svilisce ed omologa il genere.

Sia quel che sia, questo uomo-comune, nelle sue pose gladiatorie e nella sua millantata autonomia, pur sopraffatto da derive egotiste e misantrope, ambisce tacitamente ad accasarsi.

 

Da tale premessa discende una durata della coppia strettamente correlata alla vocazione infermieristica della donna ed alla sua quotidiana beneficienza. Ciò giustificherebbe l’attuale metodo selettivo, più affine al dissacrante film “The Lobster” di Y. Lanthimos  (cui si rimanda) che ad una naturale evoluzione della specie.

Quanto appena affermato non si scambi per smaccata adulazione del gentil sesso.

E’ semplicemente che, dalla conoscenza diretta di coppie, fidanzate, conviventi o sposate, è immediato giungere alla conclusione che, spesso, l’idea femminile della coppia si fonda su una mera idealizzazione, su una miope percezione di un’affinità inesistente.

A causa di tale transfert, molte donne si trovano a devolvere attenzioni a bipedi dalle qualità latitanti e da taciuti fini utilitaristici.

Tali considerazioni conseguono ad una diffusa antologia di sentimenti disillusi e persistenti (v. “L’individuale percezione del sacrificio”) in cui la donna tende ad inciampare, tenacemente convinta del valore della coppia o di un intravvisto segnale di miglioramento nel partner.

La questione non verte tanto sulla gracilità di ogni scelta “estetica”, che peraltro rischia di infrangersi, nel breve, in mutazioni  fisiche imbarazzanti; quanto invece sulla scarsa intuizione nel ritenere secondari  ed irrilevanti certi aspetti del carattere, che invece, in fase successiva, possono originare veri e propri solitudini di coppia.

Non si nega il sentimento, tantomeno si indugia nel sentimentalismo.

Va semplicemente rivisto, a mio avviso, il metodo in funzione del risultato.

Ma poiché qualsivoglia coppia, una volta formatasi, solo con difficoltà e dolore potrà correggersi o sciogliersi, è prudente trarre preziosa esperienza dalle coppie e dagli errori altrui.

A tal fine, è utile comprendere che, in via generale, il singolo comportamento, in pubblico, simpatico ed accattivante, tende ad immiserirsi ed intristirsi in privato.

Il solo rammentare tale evenienza potrebbe assolvere allo scopo di prevenire ogni eventuale, infausta  sorpresa, all’insegna del “non è sempre detto che il bene altrui corrisponda al nostro”.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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