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L’ANTICA CERERIA BANCALARI & BRUNO. ARTIGIANATO DI 4 SECOLI FA

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cereria bancalari & Bruno

cereria bancalari & BrunoGENOVA. 14 OTT. Quando si varca il portone dell’ Antica Reale Pontificia Cereria Bancalari & Bruno, si prova l’ emozione di ritornare a due secoli prima.

Il pavimento della fabbrica, in Via S. Antonio 11 a Chiavari, è in legno e riserva sospettosi scricchiolii, sui banconi in bella mostra ci sono le bilance a stadera, le macchine da scrivere Remington, fogli con intitolazione e registri dalle copertine rilegate, segno di una fiorente attività artigianale di tanto tempo fa, in bella mostra c’è lo stemma della fabbrica che completa l’arredamento della sala di ingresso: un tipico esempio dell’Italia risorgimentale.

Scesi nell’interrato da una scala in legno e ferro, anch’essa crepitante, ci troviamo in una grande sala dove ci sono le macchine per la costruzione delle candele.


«Sono macchine in ferro massiccio – racconta Carlo Bianchi, dipendente della società da oltre 45 anni – ma nel ‘600 e ‘700 questi meccanismi erano costruiti interamente in legno.»

Sparsi tra le attrezzature ci sono numerose vasche colme di preparati di paraffina e composti per la fusione e lavorazione.

Tutto l’ ambiente è avvolto da un profumo di candele che dà un senso di sacralità, anche il pavimento in pietra scura, è impregnato di cera che lo rende scivoloso e un po’ pericoloso per chi usa scarpe in cuoio o tacchi alti e si addentra in questo “antico tempio della cera”.

«Lavoro qui da più di 45 anni – racconta Bianchi – mi sembra un po’ casa mia, oggi forniamo candele e ceri alle chiese di Chiavari e zone limitrofe.

Ne spediamo molte anche in altre regioni, siamo in due persone e facciamo quel che possiamo. Molti anni fa c’era più personale, si facevano variegati tipi di ceri.

L’industrializzazione dei prodotti e la competizione commerciale ci hanno tagliato le gambe, o come si usa dire oggi, abbiamo perso tante fette di mercato.»

L’ attività di cereria è stata aperta dalla famiglia Bancalari nel 1592, con il tempo, si è formata una società con la famiglia Bruno e poi è subentrata la famiglia Chiarella che ha continuato fino ai tempi d’oggi la gestione dell’ attività.

«Queste candele sono formate dal 90% di paraffina e il restante 10% di stearina. Le macchine sono un po’ vecchiotte, ma sempre efficienti e funzionanti. Hanno più di 200 anni e bisogna maneggiarle con cura. Ci sono candele che si ottengono con macchine a stampo e macchine ad inserzione, come vedete – conclude Bianchi – gli stoppini hanno anche la funzione di reggere la candela quando si appendono alla giostra, che è la macchina usata per l’applicazione del santino e renderle votive.» A. Bovetti (ecco una carrellata di foto dell’antica cereria:

foto 014  – 016 Sig. Bianchi, dipendente della cereria,  mentre lavora alla composizione delle candele;  la macchina dove sono appese le candele si chiamata “Giostra”; foto 021 stemma della società Bancalari  nata nel 1592 vedi articolo; foto 006  – 010 candele votive pronte per essere immerse in preparati per la finitura; foto 028 e 029 Macchina da scrivere  Remington).

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