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La Traviata schiacciata dalle troppe aspettative

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GENOVA. 16 DIC. Non è la prima volta che quando ci si aspetta molto da qualcosa, come da qualcuno, poi si rimane delusi. E la delusione viene proprio dall’aver sovraccaricato di aspettative quel qualcosa o quel qualcuno. Questo è quanto accaduto ieri sera alla prima della stagione lirica al Carlo Felice che voleva il boom di partenza con l’opera più nota di verdi, La Traviata.

Ma se Traviata è l’opera più nota di Verdi il motivo c’è, ed  è che non esiste nessuno, ma proprio nessuno, melomane o meno, italiano o straniero, che non conosca questo capolavoro tanto bene da trovarne anche un piccolo difetto quando c’è. E purtroppo di difetti nello spettacolo di ieri ce n’erano, tanti e neanche tanto piccoli. Partiamo con ordine e quindi dal preludio. Il regista Gallione aveva annunciato che avrebbe utilizzato il brano di apertura dell’opera che generalmente viene eseguito dall’orchestra a sipario chiuso per far vedere il funerale di Violetta come da testo di Dumas, ma francamente quanto realizzato non è sembrato certo un valore aggiunto, anzi . La scena appariva come un film dell’horror anni ’70 : personaggi vestiti dinero neri con l’ombrello aperto stanziavano intorno a stane figure danzanti sotto un velo come fantasmi, mentre la protagonista vagava arrancando verso il medico, figura onnipresente per tutto lo spettacolo.

Per fortuna, preludio finito, il tutto prende vita con la festa. Quello che subito viene fuori è la fragilità della voce del tenore Giuseppe Filianoti e quella ancora poco calda di Violetta, Desirée Rancatore. Il secondo atto presenta qualcosa di meglio dal punto di vista vocale, la Roncatore tira fuori la sua grinta , si mangia il tenore che non sostiene il ruolo, e presenta un padre Germont, Vladimir Stoyanov, che tra altalenamenti vari di un orchestra che dietro la direzione di Massimo Zanetti non decolla e non decollerà mai, riesce però a convincere più di altri. La scena della festa  a casa di Flora offre veramente il peggio proponendo una danza delle Zingarelle ad opera del coreografo Gianni Di Cicco che non solo è di un cattivo gusto assolutamente gratuito, ma è poco pertinente al contesto: donne con abiti succinti di paillettes che si muovono in maniera oscena sui maschi, addirittura un en travesti che poi duetta con una donna. Va bene che Violetta era una prostituta, ma dove sta scritto che la festa a cui partecipa in casa di Flora volesse un orgia di tal tipo! A chiudere in bellezza (si fa per dire) un’ altra stonatura del tenore che a quel punto decide di abbandonare la scena non tornando nel terzo atto in cui sarà sostituito daWilliam Davenport, l’altro Alfredo del secondo cast.


Il terzo atto prosegue con fatica dentro una scenografia scarna e troppo lucida dai colori e sapori di una discoteca decadente, con un ritorno di ballerini in abiti da scheletri che contribuiscono all’infelice scelta d sovraccaricare di macabro questa povera opera. La Roncatore dà grande prova di sè cantando straiata per terra(neanche un misero giaciglio previsto per la povera tisica) ed il tutto di chiude fra i “bu” del pubblico che riserva applausi sinceri solo per la protagonista e stiracchiati per il resto del cast.

Ma Genova ha avuto comunque il suo momento di gloria perchè dentro il Carlo Felice non si è vista mai una carrellata di personaggi noti della politica comein quest’occasione, da Giovanni Toti che ha invitato Daniela Santanché di Forza Italia e Scajola, e  naturalmente il sindaco Doria, gli assessori alla cultura della Regione Ilaria Cavo e del Comune Carla Sibilla . Presenti anche  gli attori Ugo Dighero e Luca Bizzarri, amici del regista Gallione.

FRANCESCA CAMPONERO

1 COMMENTO

  1. Meno male che anche lei ha visto la stessa opera che ho visto io!
    A leggere certe recensioni (evidentemente scritte “a tavolino”) ho pensato di aver sbagliato teatro.

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