La signora delle camelie, a Chiavari mercoledì e a Vernazza giovedì

0
CONDIVIDI
La Signora delle camelie
La Signora delle camelie
La Signora delle camelie

GENOVA. 14 AGO. A Chiavari presso il Giardino di Palazzo Rocca, mercoledì 17 agosto, alle 21.15, e a Vernazza, presso la chiesa dei frati, giovedì 18 agosto, alle 21.15, la rappresentazione “ La Signora delle Camelie “, testo e regia di Fausto Cosentino, con Francesca Faiella; una produzione Lunaria Teatro.

Si tratta di un mito che dura nel tempo e tutti ne conoscono la vicenda, sia attraverso il dramma di Dumas che – e soprattutto – attraverso “La traviata” di Verdi.

“La signora delle camelie” non è un dramma immaginato, ma, al contrario, è una tragedia intima, la cui rappresentazione è tutta vera e sanguinante.

 

E’ la storia di una donna considerata un ornamento inutile, una fantasia, un giocattolo frivolo pronto a rompersi al primo urto; vale a dire la storia del prodotto brillante di una società spirante: un uccello di passaggio, l’aurora di un attimo. Il testo dello spettacolo prende il via dal romanzo di Dumas figlio; un romanzo intriso di morte fin dalle prime righe e che lo percorre tutto fino alla fine.

In una stanza vuota, in cui troneggia un letto disfatto di abbagliante candore, circondata da candelabri carichi di candele e vasi in cui fiori bianchi si dibattono contro la morte, la protagonista di questo monologo vive gli ultimi giorni della sua vita, sospesa fra il drammatico presente, un passato breve ma  felice e i suoi deliri visionari di moribonda.

Ed è questo lungo “morire” che mettiamo in scena: ad ogni palpito, ad ogni ricordo, ad ogni  delirio, ad ogni attimo di sofferenza, ad ogni anelito,  Margherita Gauthier muore un poco, per rinascere aggrappandosi, ogni volta, ad una speranza, ad un sogno, ad uno spasimo di vita, strenuamente strappati alla morte.

Una donna sola, abbandonata da tutti, che cerca conforto nei suoi ricordi e nella illusoria speranza di un futuro che, come lei sai benissimo, non le lascia più molto tempo.

Margherita conosce la sua alienazione, cioè “vede” la realtà come un’alienazione. Essa stessa è una lucidità alienata: vede che soffre ma non immagina alcun rimedio che possa intaccare la sua sofferenza.  E’ un personaggio di grande ricchezza drammatica: vi è un che di tragico nel suo essere; Le manca veramente poco per raggiungere lo status di personaggio brechtiano.

Per questo il pubblico crede nel “martirio” finale di Margherita e la sua morte viene interpretata come una ascesa al cielo o una “trasfigurazione”, dopo tante sofferenze.

LASCIA UN COMMENTO