La prospettiva della profondità di M. B. B.

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Le idee
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Le idee

GENOVA. 9 FEB. Per innato senso della curiosità, s’impone una aggiornata rielaborazione sul “come” si formano le idee e sul “come”, in poco tempo, possono mutare: fino a ribellarsi al proprio creatore, in una costante “eterogenesi dei fini” (cit. W. Wundt).

Come quei film, sul sacro mito dell’intelligenza artificiale e della cibernetica, in cui le macchine si ribellano all’essere umano e vi si sostituiscono, con malvagio intento di predominio.

Così, nel destino dell’inconsapevole uomo contemporaneo, l’incidenza e la persistenza di certe perniciose, belligeranti derive lasciano presagire dorsi scoscesi e  dirupi ancora da affrontare: franosi e sdrucciolevoli, dove in ogni momento si rischia di capitombolare.

 

Perché, è immaginabile,  lungo tale declivio si può ancora scivolare e  precipitare. E non trovare, né presto né poi, un fondo su cui appoggiare saldamente i piedi, da cui, rianimati, risalire.

Nel destino dell’inconsapevole uomo contemporaneo, insiste la perenne ansia di aver avvistato o di avvistare sempre qualcosa, anche se spesso é solo il frutto della speranza o della paura.

D’altronde, sempre meglio convincersi che esiste qualcosa cui tendere o da cui fuggire, seppur celata alla vista ed agli altri sensi,  piuttosto che scoprire o capire che non esiste affatto.

Non è facile ritrovarsi, da un momento all’altro, ostaggio di ciò che pensavamo, vanamente, di poter fare od essere. Dissonanza cognitiva cui si farebbe volentieri a meno.

Non é facile prendere atto, malgrado tutto, di come una indolente ed ansante rassegnazione si sia impossessata di noi e della nostra condizione.

Non so, a questo punto, se sia più consigliabile illudersi di riprendere l’alta posizione “di comando” e dirigere lo sguardo in giù, verso la Terra; oppure, saldamente aggrappati al suolo, prudentemente acquattati, rivolgere lo sguardo in su, al cielo.

Dal punto di vista esclusivamente prospettico, nel primo caso mi lascio dietro cielo e stelle, auspicandone un’arcana protezione;  nel secondo caso, li posso frontalmente ammirare nel loro presente fulgore e da ciò trarne immediata meraviglia.

Vedete? C’è sempre un’opzione possibile, un’ alternativa percorribile. Un “come” nascosto con cui improntare le vicende. C’è sempre una dimensione di profondità nella prospettiva causalmente prescelta, in qualunque senso e direzione si decida di fissarla.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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