La pesca senza l’esca

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Amo da pesca
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Amo da pesca

GENOVA. 20 GEN. Nello sport della pesca, in funzione della preda, è essenziale scegliere il tipo giusto di esca. Anche in questo caso, l’osservazione e la curiosità fanno miracoli, discendendone la possibilità di notare quanto tale  strategia trovi reciproca applicazione, ed imponente efficacia, anche tra i componenti della specie umana.

Trattasi di tutti quei casi, lavorativi e domestici, in cui l’individuo da “pescatore” diventa “pescato”. Da predatore, preda.

E’ infatti estremamente labile e valicabile, nella natura dell’uomo e delle cose, la linea che distingue e separa uno stato dall’altro.

 

Per questo, in un solo attimo, ogni pensiero di sé può essere de-predato e sconfessato. L’inebriante intenzionalità di predominio o il disperato tentativo di gestire le circostanze o, anche, di sentirsi utile, possono precipitare e tramutare in uno stato di ancillare subalternità.

Certe regole e prassi umane, homo homini lupus, si infrangono o si invertono, per comodità, a seconda dei casi.

Esse traggono egoistico giovamento dall’altrui inesperienza, dall’ingenuità nel fraintendere l’esca per generoso e lauto pasto; dal grado individuale di dedizione od anche dalla indomabile volontà di dimostrare il proprio valore.

Nondimeno, ancor prima di essere oggetto dell’altrui strategia, l’uomo è ideale preda di sè stesso: causa ne sono, tra l’altro, una sua inermità olimpica,  una certa forma di abnegazione, la soggiacenza alla critica, così come la sudditanza all’elogio.

Sotto tale aspetto, richiami alla reputazione, senso del dovere, desiderio di riconoscimento (cit.) producono una forma di debolezza e disponibilità vulneranti, inclinano in una inesorabile tensione all’ossequioso soddisfacimento di altrui esigenze, (fra)intese spesso come proprie.

Che vogliamo farci:  tra tutti gli animali, l’uomo è forse l’unico che riesce ad arrecarsi danno. A condizionare ex sé la propria libertà.

E, a differenza del pesce, riesce persino a farsi pescare senza esca. Così, sulla fiducia. Per pura vocazione.

Massimiliano Barbin Bertorelli

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