La neutralità nel museo della Croce Rossa a Campomorone

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Croce Rossa Campomorone
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Croce Rossa Campomorone

GENOVA. 5 NOV. Quando si legge la storia è inevitabile che chi abbia messo sulla carta le parole tenda ad essere influenzato dal proprio pensiero e dalla propria ideologia, rischiando così di offrire al lettore un punto di vista parziale.

Esiste però qualcuno che ha nel proprio dna il senso dell’imparzialità e quindi si trova a narrare eventi del passato, lontano o recente che sia, senza schierarsi ma offrendo il proprio intervento a chiunque sia in difficoltà senza nessuna distinzione, interpretando così la storia senza parteggiare per nessuno.

Questo ente è la Croce Rossa, organismo nato nel Milleottocento con lo scopo di portare aiuto ai feriti di guerra secondo i sette principi di umanità, imparzialità, neutralità, indipendenza, volontarietà, unità ed universalità a tutt’oggi ancora validi e di importanza fondamentale nell’operato di questa organizzazione. Per scoprire tutto questo è possibile visitare un museo presente sul territorio nazionale, a Campomorone, cittadina dell’entroterra genovese a pochi chilometri dal capoluogo, dove la passione e la dedizione dei volontari, guidati da Giuseppe Pittaluga, ex Presidente del Comitato Locale di Campomorone ed oggi curatore del museo, hanno realizzato una collezione unica di oggetti e documenti che testimoniano l’operato della Croce Rossa dalle origini fino ai giorni nostri. Un cammino fatto di dolore, di guerra, catastrofi e sofferenza che però rende bene l’idea di servizio rivolto a tutti senza alcuna distinzione e di quanto l’aiuto offerto, possa aver alleviato il dolore di chi, proprio malgrado, si sia ritrovato in mezzo a situazioni molto pericolose e drammatiche.

 

Si parte dalla raccolta di documenti dove si tracciano i principi fondamentali dell’organizzazione, elencati poc’anzi, e ci si può aggirare tra strumenti dell’epoca che ha visto gli albori dell’ente, quali portantine in legno e casse di stoffa che oggi fanno sorridere ma ieri erano la base per la prestazione di un soccorso rapido. L’inizio del secolo si intravvede tra i materiali utilizzati, legno, vetro e gomma: la plastica pare non esistere ancora, eppure tutta la tecnologia allora disponibile viene utilizzata al meglio.

Il treno ospedale, del quale si può vedere una carrozza perfettamente ricostruita, il cui convoglio originale oggi si trova a Marina di Massa. Il treno è famoso per essere stato il set su cui sono state girate alcune scene del film “Il paziente inglese” con la regia di Antony Minghella e realizzato nel 1996.

Al piano superiore, nella mansarda troviamo la ricostruzione di un teatro di guerra del secondo conflitto mondiale: anche qui la violenza ed il dolore gridato dalle armi e dal filo spinato sembrano contrastare con la speranza che offre un ospedale da campo perfettamente trasportabile in poche casse di legno dotato di ogni strumento atto alla cura. Il contrasto è stridente ma la forza della volontà di salvare vite umane pare dominare sulla follia della guerra. Il viaggio procede negli anni, si nota l’arrivo della tecnologia che porta materiali e strumenti nuovi. Strumenti ma anche mezzi: per chi sia appassionato di veicoli, all’interno del museo troviamo alcuni pezzi davvero notevoli: la punta di diamante della collezione è una Lancia “Ardea” ambulanza perfettamente restaurata, per la quale il lontano anno di costruzione 1951 sembra passato da poco, si prosegue poi con una bella Bianchi 175 con targa originale CRI ed un’unica Moto Guzzi “Airone” in livrea verde, realizzata dalla csa di Mandello del Lario esclusivamente per l’organismo internazionale. Il percorso prosegue oltre i conflitti e vede la Croce Rossa impegnata nei luoghi di caastrofi naturali, dai terremoti alle inondazioni, schierando il proprio personale volontario ovunque ci sia un evento drammatico e quindi necessità di soccorsi.

Dall’alluvione di Firenze al terremoto del Belice, ed anche all’estero i militi italiani hanno offerto il proprio prezioso contributo a favore delle popolazioni colpite. Una lezione di storia fatta di oggetti e di strumenti che hanno segnato un’epoca attraversandola nel segno dell’aiuto. La visita non può lasciare indifferenti, un percorso che fa davvero riflettere sul senso del dolore che l’uomo è in grado di causare e di sopportare nello stesso tempo.

E colpisce il grande numero di volontari che ogni giorno prestano il loro servizio a favore della nostra salute, operando in silenzio, dietro le quinte ma agendo con tempestività al momento opportuno, quando in un qualunque posto d’Italia si digita un numero di tre cifre che è 118. Forse non ci si pensa molto ma, nel momento di necessità, i secondi sembrano eterni ed anche solo una manciata di questi può salvare una vita.

Siamo partiti da metà Ottocento e siamo arrivati agli anni Duemila. Un cammino lungo e lastricato di dolore ma, sopra a questo sicuramente presente e forte, campeggia la speranza che, come il simbolo del museo, ovvero una lanterna con la croce rossa, è in grado di illuminare il cammino della comunità, locale, nazionale ed internazionale. Un percorso davvero istruttivo. Per tutti. Ripartiamo verso casa con la certezza di avere imparato qualcosa sulla nostra storia da un punto di vista davvero diverso, fatto di neutralità e spirito di servizio. Non certo una cosa da poco. Un ringraziamento a Marco Patrone e Massimo Molinari per la collaborazione. Roberto Polleri. (nelle noto: una carrellata dell’ esposizione della Croce Rossa di Campomorone).

Per visitare il museo:

Museo della Croce Rossa Italiana di Campomorone.

Via Primo Cavallieri 14r, 16014 Campomorone (GE) tel. 010783694 fax 010783223

Internet: www.cricampomorone.org; email: [email protected]

L’ingresso al museo è gratuito, occorre prenotare telefonicamente o via email per appuntamento.

 

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