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LA MOSTRA DEL VIGNETTISTA STEFANO ROLLI

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i, recenti e meno recenti, scelte tra quelle che ogni giorno appaiono sul quotidiano ligure e accanto a queste, anche alcuni inediti. Nato a Lavagna nel 1966, Rolli ha frequentato giovanissimo la Scuola chiavarese del fumetto e nel 1990 inizia a disegnare vignette per l’edizione del Levante del Secolo XIX. Nel frattempo è preso a bottega da Luciano Bottaro e Giorgio Rebuffi, maestri del fumetto comico italiano: con Bottaro collabora ad alcune storie per Topolino e ad altre iniziative editoriali. Continua a lavorare al Decimonono e dal luglio 2002 le sue vignette passano alle pagine nazionali e poco dopo in prima pagina. Residente a Chiavari, nella cui redazione continua a lavorare, l’autore, forse il più giovane vignettista da prima pagina in Italia, sembra avere le idee molto chiare su come deve essere la satira e quale il suo ambito: «La satira o è irrisione del Potere, o non è. L’unico confine che riconosco è – al limite – quello del buon gusto, sempre che se ne possa dare una definizione condivisa. Per il resto credo che porre regole, censure, o – ancora peggio – imporsi autocensure, sia un paradosso. La vignetta dovrebbe essere come un’isola libertaria nella pagina, in cui tutto o quasi viene permesso. É un momento di irrazionalità e di rottura, un po’ come lo era la Festa dei folli nel medioevo».
L’unico vero giudice è il lettore: «Ogni giorno preparo molti schizzi e li propongo alla direzione del giornale, cui spetta l’ultima parola. Non è sempre facile imbroccare lo spunto: la vera preoccupazione, però, rimane quella di riuscire a strappare un sorriso, anche amaro magari, a chi mi legge il giorno dopo». (nella foto: una classica vignetta di Stefano Rolli).

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