La Lucenti racconta l’ anarchia attraverso la visione di un cane

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Pizzeria Anarchia
Pizzeria Anarchia
Pizzeria Anarchia

GENOVA. 27 NOV. E’ tratto da un fatto di cronaca l’ultimo spettacolo di Michela Lucenti che racconta la storia del centro occupato di Mühlfeldgasse 12 a Vienna che prese parte del proprio nome dall’ex pizzeria al piano terra di uno stabile diventato il quartier generale dell’opposizione ai metodi del padrone di casa, la Castella GmbH.

L’operazione di sgombro fece molto parlare, alcuni occupanti  di cui 17 punk e due anziani vennero arrestati e lo stabile svuotato in un assedio di 11 ore portato a termine da uno squadrone esagerato di poliziotti, un elicottero ed un cannone ad acqua.

“Pizzeria Anarchia”, questo il titolo appropriato, è coprodotto da Neuköllner Opern Berlin, Balletto Civile, Fondazione Luzzati-Teatro della Tosse Genua e Muziktheatertage Wien. Uno spettacolo che vorrebbe dire tante cose, ma che riesce a trasmetterne poche purtroppo. Sin dall’introduzione che porta fra il pubblico un mostro lupo-orso che offre la pizza agli spettatori ci si trova spiazzati e quasi pronti ad assistere ad uno spettacolo per bambini piuttosto che ad un’esibizione di teatro impegnato come vorrebbe essere.

 

Ed anche dopo, quando ad aprire sul palco è il baritono Benoit Pitre, che con tono quasi Shakesperiano, canta in tedesco in cima ad una torretta di tubi nocenti, non si capisce bene cosa si accinga a raccontare se non si alzano gli occhi molto in alto per leggere una pallida didascalia che traduce.

La filosofia dello spettacolo la si comincia a capire quando entra in scena  lui (anzi lei) Il Cane interpretato da Michela Lucenti che presenta il suo concetto di anarchia. E qui finalmente attraverso i movimenti ed i guaiti scelti questa volta dalla performer a tutto tondo, il pubblico comincia a comprendere il disagio di chi è ai margini della società, ma vuole e deve pur sopravvivere.

La Lucenti è brava, non c’è nulla di dire in questo senso, potente è il suo modo di danzare fra il butoh e la break dance, che malgrado le tolga molta femminilità (e questo è un vero peccato) offre la voracità di chi deve abbaiare forte e addentare tutto per far valere i suoi diritti.

Tanti i personaggi inseriti nella storia come vuole la cronaca: la ‘vecchia’ affittuaria dell’appartamento sopra la pizzeria , la brava Ambra Chiarello (in doppio ruolo) , il vecchio calvo nonché il giovanissimo street dancer (Fabio Bergoglio) poetico anche senza la maschera,  il soldato che rappresenta l’orrore e la follia militare, Maurizio Camilli ,  il baritono-poliziotto che mostra un dietro le quinte  squallido che offre anche un’autentica autocritica verso il potere in generale, ma anche quello che sta nella macchina dello spettacolo. Tutti autentici, ma tutti a sé in difficoltà nel raggiungimento del filo conduttore che lega la storia.

E così fra tante urla, danza, canzoni, il messaggio è debole e patetico, soprattutto quando il “bel nero” canta il mondo migliore che tutti sognerebbero. L’unica cosa che funziona e si impone è l’ottima  musica del compositore, Michael Emanuel Bauer, che si sposa perfettamente nella texture associativa della trama generale. Grande Florian Bergmann (Alt Saxofone e Bass Clarinett), e non da meno il collega Alberto Cavenati che chiude con la chitarra in un magnifico solo con la Lucenti.

“Pizzeria Anarchia” resterà alla Tosse fino a domani sera, sabato  28 novembre alle 20,30- Tala Trionfo.

FRANCESCA CAMPONERO

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