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LA DENUNCIA DEL LISIAPP SINDACATO DI POLIZIA PENITENZIARIA SULL’USO IMPROPRIO DELLE AUTO BLU’

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GENOVA. 22 AGO. Riceviamo e pubblichiamao nota e dichiarazioni del sindacato autonomo Lisiapp della Polizia penitenziaria per voce del suo segretario generale aggiunto Luca Frongia.

“Toppi privilegi. Troppe scorte. E’ quanto accade a chi passa anche per pochi mesi per il Dicastero della Giustizia e dei suoi Dipartimenti. La denuncia arriva dal sindacato autonomo Lisiapp della Polizia penitenziaria per voce del suo segretario generale aggiunto Luca Frongia. “Lo Stato italiano spende troppo per garantire la sicurezza delle personalità, come ex ministri, ex sottosegretari e alti dirigenti della Giustizia e del Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria” E’ arrivato il momento – afferma Frongia –  di una revisione totale del sistema scorte e dei suoi servizi, dove sono coinvolti gli uomini della Polizia penitenziaria. Il tutto nasce  a margine dello scandalo di alcuni ex ministri ed ex sottosegretari in giro per la Liguria. “La spending review ha imposto tagli e sacrifici agli italiani, ma per queste situazioni , di tagli ne sono stati visti davvero pochi in particolare poi nel dicastero della Giustizia e nel Dap ” afferma il numero due del Lisiapp.  La Polizia penitenziaria è allo stremo delle sue capacità operative. “Solo – continua il Segretario Lisiapp – grazie agli uomini e le donne del Corpo e al loro sacrificio che và al di là del ruolo istituzionale , si riesce ad ndare avanti”   Assistiamo ogni giorno – sottolinea  la nota – ad na sfilata di autovetture nuove e fiammanti, dai costi esorbitanti per un paese che si trova in difficoltà economica, come per esempio l’acquisto di vetture speciali (per chi?) ,  Bmw serie 3 e 5, Audi serie 6, Land Rover.
Per quest’ultima  – fanno notare dal Lisiapp – il suo uso era per il trasporto di collaboratori e pentiti. Nel corso del tempo ci siamo accorti che l’uso era cambiato o meglio non è mai stato utilizzato per quel fine , ed assegnato ad alti burocrati della Giustizia.
Purtroppo – conclude la nota – in molti casi, la “protezione” dura oltre il proprio mandato, facendo cosi allungare quel privilegio non piu’ consentito per un paese in grave crisi finanziaria come il nostro”.

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