La comunità delle api: una famiglia quasi perfetta

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Incontro sulle api al Museo di Storia Naturale di Genova
Le api: una comunità dove le api gestiscono una famiglia quasi perfetta, il maschio vive solo per procreare.
Le api: una famiglia quasi perfetta, il maschio vive solo per procreare.

RECCO. 25 GEN. La comunità delle api è una famiglia fondata sull’operosità delle api operaie, qualche regina e pochissimi maschi. L’ape regina è la figura femminile fertile della comunità ed è la madre di tutte le operaie presenti nell’alveare. Essa si sviluppa da una larva selezionata dalle operaie e nutrita con la pappa reale, prodotta delle ghiandole presenti sul capo delle giovani lavoratrici.

Questo cibo, per le api è altamente energetico e fa sviluppare l’apparato procreativo che renderà la prescelta sessualmente matura. All’interno dell’alveare la regina fertile cresce in una cella reale appositamente costruita, più grande delle altre dove vengono anche covate le uova. Quando nell’alveare o nei favi naturali, ci sono varie regine in grado di formare nuove famiglie avviene la sciamatura, cioè le vecchie regine con un gruppo di operaie volano via e formano una nuova comunità. Nel periodo precedente alla sciamatura la regina anziana blocca la sua deposizione di uova parecchi giorni prima di allontanarsi con lo sciame primario e non lasciare le sue uova ad altre regine.

Sciame di api che si è formato da poco
Sciame di api che si è formato da poco

La veterana sciamata continua a vivere e a deporre uova, ma nell’arco di un paio di settimane viene soppressa e sostituita da una giovane regina, nel frattempo fecondata. Di solito ci sono diverse celle reali all’interno dell’alveare, in via di maturazione, per avere una serie di regine pronte a sostituire quelle deficitarie. Quando la regina vergine vuole procreare aspetta una giornata soleggiata e vola fuori dell’alveare, (volo nuziale) per accoppiarsi con 12-15 fuchi; se non vola a causa del maltempo, diventa una regina fucaiola, e depone uova da cui nascono solo fuchi e ciò segna la fine della famiglia, perché non ci sono le operaie, che con il loro lavoro organizzano la comunità.

 

Quando per vecchiaia o per una malattia c’ è il calo di emissione di feromone reale, la veterana non procrea e così le api operaie la rimpiazzano con una giovane uccidendola con una tecnica di soffocamento, cioè avvolgono l’anziana, formando una massa compatta che non le permette di respirare e muore. Il raggomitolamento è usato anche per uccidere api regine introdotte nell’alveare dall’apicoltore, perché ritenute estranee e ai predatori o vespe. Le api operaie comunicano tra loro facendo saltelli. In alcune razze, come l’ape siciliana, possono essere presenti anche decine di vergini per la certezza di creare nuove famiglie.

Esempio di Fuco e ape regina in accoppiamento
Esempio di Fuco e ape regina in accoppiamento

Il fuco è il maschio dell’ape, il suo corpo è grosso e coperto di peli, non possiede il pungiglione; la ligula è corta per cui non vola e non raccoglie nettare e polline, ma assorbe il miele dai favi e deve essere nutrito dalle operaie. Il fuco dopo 15 giorni dalla nascita è pronto alla fecondazione, ma rimane in vita circa 50 giorni. Non lavora all’interno dell’arnia e il suo unico scopo è quello di fecondare le regine; i fuchi si raccolgono in località piuttosto lontane dagli alveari, in attesa del passaggio di regine da fecondare. Il corteggiamento avviene tramite particolari danze attuate dal fuco e dalla regina.

Questi insetti si adattano all’ambiente dove vivono, infatti portate dall’uomo nelle foreste africane, nel tempo sono diventate aggressive e battagliere per sopravvivere alle dure leggi della foresta. Sono chiamate api assassine, sono più grosse e più forti e attaccano in gruppo con una violenza inaudita. Antonio Bovetti.

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