Invito a Palazzo in Banca Carige: alla scoperta delle antiche monete di Genova

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Invito a Palazzo in Banca Carige: alla scoperta delle antiche monete di Genova

GENOVA. 1 OTT. Sabato 1° ottobre 2016 si svolge la XV edizione di “Invito a Palazzo. Arte e storia nelle banche e nelle fondazioni di origine bancaria”. All’iniziativa dell’Associazione Bancaria Italiana, che ha lo scopo di rendere visitabile al pubblico il patrimonio artistico di proprietà delle banche italiane, aderisce anche quest’anno Banca Carige.

E a Genova lo fa con un argomento forte: una mostra numismatica dal titolo “Le monete raccontano: storie e testimonianze dalla collezione di Banca Carige”.

Nella sede di via Cassa di Risparmio 15, si può accedere, con visite guidate e gratuite e con orario continuato dalle ore 10 alle ore 19, alle raccolte d’arte e arredi, e vedere ceramiche e opere cinque-seicentesche – di Veronese, Strozzi, Van Dyck e Magnasco, per citare solo qualche esempio –, ma anche moderne e contemporanee.

 

Nella panoramica balconata del XV piano, invece, si trova una parte – circa un quarto – della collezione di monete della Banca. L’idea della selezione dei materiali, a differenza che nel 2006 e nel 2012 quando fu esposto l’intero patrimonio specifico, si deve a Monica Baldassarri.

Lei si definisce “archeologa di formazione e specializzata in Numismatica”, ma è anche direttrice del Museo Civico di Montopoli in Val d’Arno e collabora con la cattedra di Storia degli insediamenti tardo antichi e medievali all’Università di Pisa.

“La finalità della variazione delle diverse produzioni monetali, che si avvale qui di pannelli generali e di approfondimento”, come spiega la docente, “è quella di far capire a tutti quanto la moneta sia una fonte preziosa di informazioni”.

Tra l’altro, questo oggetto di scambio “è il medium più durevole coniato nell’antichità”: basti pensare a come l’idea di eternità venga impressa nell’oro ancor più che nell’argento.

Insomma, se la moneta parla, occorre anche saperla leggere e Daniele Ricci, assistente di Monica Baldassarri, è una buona guida tra i meandri dei secoli medievali.

La mostra è suddivisa in tre momenti, che corrispondono ad altrettante teche. Nella prima e più importante sono testimoniati con molti esemplari i periodi “Dalle origini al principio del Trecento” e “Dalla fine del Medioevo alla Repubblica ligure”.

Qui, con l’ausilio di una lente scorrevole, è possibile vedere il dritto e il rovescio di molte bellissime monete, Denari e Mezzi denari in lega d’argento, a partire dal 1139, con l’iconografia iniziale del “castello”, come sintesi dell’immagine della città – un loggiato e le torri – e la scritta intorno “CVNRADVS REX”, cioè Corrado III di Svevia che, in quell’anno, concesse alla città il diritto di battere moneta.

L’“imago civitatis” si evolve e diventa più elaborata, finché agli inizi del ‘300 compare nel Quartaro di rame – per l’orgoglio dei Genoani – un bel grifone, simbolo forse dell’inimicizia verso il basilisco, cacciato secondo la leggenda da San Siro.

C’è poi il Genovino che data a metà del XIII secolo e celebra “Ianua quam Deus protegat”. Altre monete denotano, a seconda dei casi, governi guelfi (il piccolo leone, simbolo di Roberto d’Angiò) o ghibellini (l’aquiletta, simbolo imperiale).

Nel periodo dei Dogi, questi venivano segnati in ordine di numero. È del terzo decennio del XVII secolo il Venticinque doppie: si tratta di un esemplare che non ha prezzo, con i suoi 167 grammi di oro a quasi 24 carati.

Nel 1637 viene rappresentata la Madonna Regina di Genova, “in posizione frontale”, precisa Daniele Ricci, che rileva come “dall’anno successivo, nelle monete coniate a martello, sarà sempre rivolta verso il Bambino, di tre quarti”.

Nello Scudo stretto del 1676, invece, cambia la tecnica di produzione e si passa al torchio.

Il percorso prosegue con la seconda teca, dove sono esposte “Le monete delle ‘colonie’ genovesi”, cioè delle zecche di Pera, Caffa, Chio (Signoria degli Zaccaria), Famagosta e Metelino (Lesbo).

Nella terza teca si possono osservare “Le monete dei feudi imperiali liguri”, frutto delle zecche di Arquata, Campi, Loano, Torriglia, Masserano, Ronco, Seborga, Tassarolo e Vergagni. L’autocelebrazione qui appare chiara. Particolarmente ammirevole è lo Scudo genovese del 1600 con la galea genovese di Giovanni Andrea Doria I (zecca di Loano).

Una quarta e ultima teca ospita i “Pesi monetali”, quadrati e circolari, databili dalla seconda metà del XVI secolo al XVIII. Si tratta di piccole bilance da viaggio e pesi, alcuni dei quali evocano la moneta del peso equivalente.

Chi volesse approfondire il contesto dell’economia genovese, può fare un salto alla mostra su “Genova nel Medioevo. Una capitale al tempo degli Embriaci”, allestita nella Chiesa di S. Agostino. Loredana Pessa, direttrice delle Civiche Collezioni Tessili di Genova, ricorda che lì, fino al 9 ottobre, è possibile vedere un ulteriore nucleo di monete di Banca Carige, insieme ad altre provenienti sia da collezioni private che dalle raccolte civiche.

Se poi non bastassero le collezioni della Banca e quelle del Comune, a completare la panoramica numismatica genovese ci sarebbe anche l’ex collezione reale di Vittorio Emanuele III a Roma, che fu donata allo Stato italiano quando partì per l’esilio.

Quale moneta, se potesse, sceglierebbe per sé Monica Baldassarri, tra quelle esposte nel salone della Carige? “Nessuna, non posso proprio, sono anche una consulente della Guardia di Finanza in questo settore”, si affretta a rispondere, ma se si insiste, vorrebbe la più antica, piccola e sottile: il primo Denaro.

E Daniele Ricci? “Tutte: sono un collezionista”, ma se dovesse limitare la scelta a un solo esemplare, opterebbe per il primo Genovino.

E voi quale scegliereste?

Linda Kaiser

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