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Internet nel 2030: ecco come potrebbe essere

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Internet nel 2030: ecco come potrebbe essere

GENOVA. 11 APR. Il termine Internet of Things (IoT), sta monopolizzando l’attenzione degli addetti ai lavori da qualche tempo. Internet delle Cose è un neologismo riferito all’estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti.  Negli ultimi anni, infatti, Internet of Things ha reso gli oggetti sempre più funzionali all’uomo. Potremmo azzardare che le “cose” hanno acquisito l’intelligenza necessaria per scambiare informazioni con gli altri dispositivi, rivoluzionando così il mondo del lavoro e non solo.

Perchè sì, quella che stiamo vivendo è una vera e propria rivoluzione digitale. E tale rivoluzione, tra le altre cose, ci ha regalato nuovi modi di concepire lo scambio di informazioni utili tra le aziende e tra i privati. Uno degli esempi lampanti di tale rivoluzione riguarda il concetto di fax online. Ebbene, il caro vecchio fax, inteso come oggetto fisico da mettere in ufficio, è destinato ad “estinguersi”. Le aziende, infatti, grazie a programmi specifici su Internet che permettono di inviare qualsiasi tipo di file attraverso il fax ma senza possederne uno, possono permettersi di risparmiare sull’acquisto di un oggetto diventato, ormai, arcaico. Col fax online bastano pochi passaggi per giungere al risultato. Alcuni siti come https://it.efax.com/ offrono tale servizio in maniera totalmente gratuita per il primo mese e poi in abbonamento, ma comunque a costi contenuti. E questa caratteristica è sicuramente vincente tanto da rendere il fax online sempre più utilizzato a discapito del suo predecessore molto meno tecnologico.

Questa è solo una delle innovazioni tecnologica della quarta rivoluzione industriale. Ma come sarà Internet nel 2030? Joy Marino, presidente di Mix, ha cercato di dare delle risposte a questo quesito.  Secondo Marino, tra cinque anni un italiano su due avrà accesso alla fibra ottica. Tra dieci, la pubblica amministrazione non stamperà più alcun documento cartaceo e nel 2030, Internet of Things sarà un ecosistema maturo. Per Marino sarà fondamentale l’esistenza di una unica infrastruttura fisica di distribuzione in fibra ottica: “Nessuna città in Italia potrà permettersi il lusso di avere due infrastrutture in competizione per erogare lo stesso servizio di basso livello ai medesimi utenti” ha dichiarato. Per far questo, secondo Maurizio Decina, professore emerito del Politecnico di Milano, servirà l’appoggio dei Governi.


Simone Bonanni, invece, Ceo di Interoute, entro il 2030 le infrastrutture dovranno essere capaci di coprire il 100% del territorio italiano, proponendo la creazione di un ministero ad hoc per portare a termine la “missione”. Per quanto riguarda l’obiettivo “Zero Carta” di Joy Marino, da raggiungere entro dieci anni, “servirà un nuovo decreto Bessanini, che vieti espressamente l’utilizzo del supporto fisico” ha dichiarato il presidente di Mix.  Per Marino nel 2030 ci saranno case connesse tra di loro ed etichette smart.

Per Alessandro Bassi, Ceo di Alessandro Bassi Consulting, la strada che porta all’espansione delle potenzialità di Internet of Things sarà diversa a seconda del protocollo che prenderà il sopravvento. Sarà, quindi, una rivoluzione in grado di cambiare il nostro modo di lavorare e di vivere. Per questo servirà analizzare le importanti questioni riguardanti l’aspetto economico e sociale. Senza dimenticare l’impatto ambientale: Tra 15 anni, infatti, secondo Joy Marino, lo sviluppo di IoT potrebbe assorbire un quarto dell’energia prodotta nel mondo, ma tali consumi saranno riconducibili alle fonti rinnovabili”.

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