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INTERCITY 673 MILANO-LIVORNO. UN CONTROLLORE MOLTO DEMOCRATICO

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L'Intercity 673 affollato
L’Intercity 673 affollato
Il controllore verso un viaggiatore: “Si faccia gli affari suoi…”

GENOVA. 3 AGO. Oggi sull’Intercity 673 proveniente da Milano e diretto a Livorno, si è visto quanto mai si avrebbe voluto vedere su un treno italiano.

I fatti.

Stazione di Milano ore 16:12 il convoglio parte con circa dieci minuti di ritardo. Si vede da subito che c’è qualche problema. Dapprima salgono tre agenti della Polfer che percorrono con una certa sollecitudine il convoglio, poi si vede una moltitudine di persone salire sulla prima carrozza di Seconda Classe, la numero “3”. Veniamo a sapere che la numero “9” è inaccessibile per qualche sconosciuto motivo e che i viaggiatori che hanno effettuato la prenotazione su tale carrozza hanno ricevuto disposizioni di dirigersi verso la “3”.

Intercity 673. L’intervento della Polfer

Fin qui tutto bene, anche se bene è un parolone, un biglietto a prezzo pieno da 17,50 euro con la dicitura “posto a sedere non garantito” è tutto un programma. Comunque c’è la corsa per l’accaparramento dei posti liberi.

Quel che non si riesce a digerire oltre al convoglio Intercity che è diventato una sorta di carro bestiame, è l’arroganza e la maleducazione di un capo treno che se la prende con due viaggiatori, di cui uno canadese.

Intercity 673. Il controllore scende a Genova Principe e parla con un collega

Durante il suo lavoro, il controllore, percorre le prime due carrozze di prima classe, poi giunge alla terza e si “scontra” con un abbonato con regolare titolo di viaggio che siede al posto numero 11, un signore distinto con tanto di barba.

Il controllore intima con davvero poca gentilezza al passeggero di alzarsi in quanto i posti sono per i viaggiatori della carrozza 9.

Il viaggiatore risponde di non essere tenuto ad alzarsi, anche perché il posto n. 11 non è soggetto alla prenotazione e solo nel caso di arrivo di un avente diritto si sarebbe alzato.

Per tutta risposta il controllore, a dir poco inferocito e con tono alto, esclama: “Lei non ha alcun diritto, se dico che si deve alzare, lei si alza”. I toni si accendono ed intervengonon anche alcuni vicini di viaggio con il controllore che replica: “Si faccia gli affari suoi…”.

L’atmosfera diventa rovente sotto gli occhi increduli dei viaggiatori, sembra una scena di paesi in cui la democrazia è l’appannaggio di pochi.

Il controllore visto il diniego del “disobbediente” chiede via telefono aiuto alla Polfer presente sul convoglio. Gli agenti arrivano, ma la situazione non cambia il controllore ha lo stesso tono, anzi, forse sentendosi spalleggiato dall’arrivo degli agenti replica la frase: “Lei non ha alcun diritto…”. Gli agenti però non si fanno ingannare e comprendono, anche su consiglio di alcuni presenti, che la situazione è diversa da quella che sembra. Alle domande portate al controllore, lo stesso risponde: “Io sul treno ho il potere di fare quello che ritengo più giusto di fare e se dico che quest’uomo deve alzarsi, si deve alzare”. Immediata la reazione del capo pattuglia: “Lei ci ha chiamati ed ora siamo noi i responsabili della situazione!”.

Nel frattempo arrivano alcuni viaggiatori di Prima Classe protestando per l’aria condizionata non funzionante, mentre quelli che assistono alla scena inveiscono contro il controllore poco educato. La situazione diventa quasi fantozziana con lo stesso controllore identificato dalla Polizia.

Arriva la stazione di Voghera e il signore barbuto deve scendere, cosa che fanno anche gli agenti.

Il funzionario delle ferrovie, fra il malumore generale, prosegue il proprio lavoro. Visiona diversi biglietti ed “inciampa” in un biglietto “interrail” di un giovane canadese al quale contesta subito di non saver opposto la data sul ticket di viaggio per quanto riguarda la tratta che sta percorrendo.

Il giovane è sbigottito non ne sa nulla, credeva che fossero sufficienti le due date d’inizio viaggio e di scadenza, ma non è così. Il canadese si giustica dicendo di non saperlo e di non avere una penna per scrivere la data sopra.

La risposta dell’impegato delle Fs è immediata, davvero arrogante e poco educata, un dèjà vu della situazione precedente, anzi un peggioramento: “E’ un problema tuo, se non hai una penna te la devi comprare, poi c’è scritto sopra che bisogna segnare la data. Ora ti faccio la multa, sono 50 euro, o paghi cash o con la carta”, dandogli del tu. Poi gli chiede il passaporto e il titolo di viaggio e si allontana in un altro vagone.

Il giovane è sbigottito e non capisce, chiede conforto a noi che siamo i suoi vicini di viaggio, ma noi siamo ancora più sbigottiti. Poi alla fine al sopraggiungere del ferroviere che nuovamente, lo apostrofa, paga i 50 euro.

Nel frattempo è passato davvero tanto tempo siamo in prossimità di Genova, dove poi scenderà a Principe. Certo non è riuscito a verificare tutti i viaggiatori, peccato non ha così svolto in pieno il suo lavoro.

Forse c’è da pensare cosa riferirà il turista canadese una volta rientrato in patria. Al biglietto da visita che gli abbiamo dato. L’Italia è cambiata, ci sarebbe da vergognarsi come qualcuno esclama ad alta voce. Parliamo con il canadese, cerchiamo di consolarlo, forse ci riusciamo, forse riusciano a fargli capire che gli italiani non sono tutti così, lui ci guarda, alla fine sorride ed esclama un: “it’s very stupid!”

Forse il controllore ha avuto la sua giornata di gloria, forse. Lo osserviamo mentre alla stazione di Genova Principe racconta i fatti ad un collega che lo guarda e rimane in silenzio. Ci viene da pensare o almeno da sperare che non siano tutti così.  L.B.

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