Inside Out. Gioiello d’animazione che spiega la mente

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E così con Inside Out la Pixar firma un vero e proprio gioiello d'animazione, distribuito dalla Walt Disney
E così con Inside Out la Pixar firma un vero e proprio gioiello d'animazione, distribuito dalla Walt Disney
E così con Inside Out la Pixar firma un vero e proprio gioiello d’animazione, distribuito dalla Walt Disney

GENOVA. 20.SET. Che agli Americani si possano contestare le disposizioni di politica estera è certamente vero, ma è altrettanto positivamente innegabile la profonda conoscenza neuroscientifica insita nell’americano medio che proprio qui, in ” INSIDE OUT “, si traduce in un racconto dal gusto sognato con immagini suggestive.

I concetti a fondamento del Film d’Animazione sono scientifici. La conversione filmica è senz’altro onirica e, come ogni gradevole visione, balsamo per l’Anima e la mente, nonostante la long-story non ci esenti dall’onere della ” prova “.

E così con INSIDE OUT la PIXAR ANIMATION STUDIOS firma un vero e proprio gioiello d’animazione, distribuito dalla WALT DISNEY PICTURES. Soggetto, sceneggiatura e regia sono di Pete Docter, già Premio Oscar con ” UP “ nel 2010; co-regia di Ronnie del Carmen; co-sceneggiatura di Meg LeFauveJosh Cooley. Musiche di Michael Giacchino. Durata 94 minuti.

 

Peter Hans Docter ( Bloomington, 10 Ago 1968 ), durante l’accogliente prima romana, in merito alla stesura del Soggetto, ha dichiarato di essersi ispirato all’esigenza di comprensione del comportamento della figlia Ellie che, all’età di 11 anni, dalla personalità solare passa ad un atteggiamento più chiuso.  Ed aggiunge ” Ci siamo divertiti un sacco con Freud, questa è la versione quasi pop di Jung “.

In effetti la trama analizza la vita di una bambina, Riley, dall’istante della nascita fino all’età di 12 anni, ripresa dal punto di vista del cervello e delle sue reazioni chimiche che qui si convertono in vere e proprie Personificazioni: Gioia, Tristezza, Paura, Rabbia, Disgusto.

C’è stato un bel dibattimento, a detta del medesimo Docter, da parte della produzioni durante i colloqui con esperti, sull’individuazione delle ” emozioni primarie” e, siccome le teorie in auge risulterebbero discordanti, gli sceneggiatori hanno seguito la via dell’intuito…che infatti raramente sbaglia….

Da questo scontro di idee nascono Gioia, che è la prima ad entrare in scena e sicuramente la più definita dal punto di vista grafico: bella a mò di moderna fatina, magra, slanciata, con occhi intensi ed i capelli corti blu per mantenere un collegamento – che si rivelerà imprescindibile – con Tristezza, grassa, di colore blu e lamentevole.

A seguire Paura, un pò ” bruttino ” e tanto timoroso! Poi Rabbia, chiaramente rosso, tarchiato, energico ed infine Disgusto, interamente verde nel colore e molto carina e stilosa.

Ciascuna emozione deve espletare la funzione che tecnicamente le compete in armonica sinergia con le altre al fine di mantenere il sereno equilibrio della mente e della vita di Riley. Ma come accade realmente nel cervello e nella vita, non sarà sempre così….inizialmente si ravvisa una sottile rivalità tra le emozioni, con il prevalere di almeno un paio sulle altre.

Le emozioni lavorano ad una consolle presso il ” Quartier Generale “ del cervello che effettivamente potremmo paragonare all’amigdala, la parte del nostro sistema limbico specializzata nelle questioni emozionali. Nel film ciascuna emozione viene catturata in sfere del colore del sentimento che Riley prova in quell’istante. A fine giornata le sfere vengono trasferite nella sezione della ” Memoria a Lungo Termine “.

Poi ci sono le ” Isole della Personalità”, le quali corrispondono a ciascun personale interesse che concorre alla definizione del nostro aspetto caratteriale. Qui troviamo ad esempio l’Isola dell’Hochey, a motivo della grande passione di Riley verso questa disciplina sportiva, l’Isola della Famiglia etc….E poi magicamente c’è il Cinema. Una vera e propria casa di produzione cinematografica con tanto di attori professionisti che trasmette i ” Sogni ” durante il sonno di Riley. Direi che la descrizione che della mente offre Docter sia davvero stilosa ed in fondo vicina al mood in parte imprescrutabile del nostro cervello.

Ad ogni modo nella narrazione tutto sembra procedere al meglio finché Riley è costretta a trasferirsi dal Minnesota a San Francisco per ragioni lavorative del padre. L’impatto del cambiamento si rivelerà duro e con molti deludenti imprevisti che proveranno la mente della nostra finora solare Riley.

D’altronde, parallelamente al concreto mutamento nella vita di Riley, presso il Quartier Generale si avvicenda qualche disguido. Tristezza modificherà alcuni ricordi felici, (toccando alcune delle ” sfere di memoria “) che, chiaramente, diverranno tristi. Gioia, che rappresenta in fondo l’emozione dominante che in modo pur gentile allontana sempre Tristezza, cercherà di rimediare con la conseguenza che sia Gioia sia Tristezza verranno aspirate da un tubo che le condurrà in tutt’altra area del cervello. Nella zona della memoria a lungo termine, rappresentata da enormi ed alte librerie, colme di sfere. Da lì per le nostre due citate emozioni, sarà difficilissimo far rientro con l’effetto che la loro assenza dal Quartier Generale produrrà una progressiva apatia mista ad aggressività in Riley, essendo al lavoro solo Paura, Rabbia e Disgusto.

Le Isole della Personalità tristemente ed inesorabilmente crolleranno, producendo un certo congelamento dell’autentica identità di Riley. Un vero disastro! Ma come nell’esistenza di ciascuno di noi, nella quale i sentimenti e le emozioni non possono essere sempre perfettamente allineati, proprio perché gli avvenimenti esterni non lo sono. Dunque c’è sempre un viaggio più lungo e disseminato di ostacoli che ognuno, in replica ad esperienze traumatiche, o comunque non piacevoli, deve percorrere per trovare una nuova risposta nel modo di stare a questo mondo. Potremmo legittimamente parlare del concetto di resilienza. Questo film ci insegna anche questo. Ad essere resilienti. Ed in effetti la finalità di Docter era proprio quella di insegnare a bambini, adolescenti ed adulti / genitori come non si possa essere sempre felici e che sia necessario imparare ad attraversare momenti critici per poi uscirne rinnovati.

Nel film Gioia e Tristezza per tornare indietro, dovranno lottare molto. Incontreranno molti personaggi cerebrali bizzarri, tra cui il tenerissimo Bing – Bong , l’amico immaginario della primissima infanzia di Riley. Un elefante di zucchero filato rosa che patisce il fatto che Riley crescendo lo stia dimenticando quasi del tutto. A Bing – Bong spetta il compito più grande e forse ingrato: quello di sacrificare il proprio esistere per il bene di Riley. Questa scena costituisce quella più saggiamente dolorosa del film, sulla stregua della Tragedia di Eschilo. Infatti Bing – Bong, dopo essere precipitato insieme a Gioia nelle discariche cerebrali, da cui nessuno fa mai ritorno, per mezzo del suo razzo immaginario ancora attivo, l’aiuterà a risalire ed a vincere. Ma lui si smaterializzerà per sempre, perché ormai smarrito dal pensiero di Riley. Ma soprattutto Gioia si pentirà di aver sempre allontanato Tristezza, perché comprenderà che la gioia passa anche attraverso il dolore che ” allerta ” noi stessi e chi ci sta intorno su ciò che ci fa male e che quindi va superato, talvolta archiviando il passato.

Gioia recuperà Tristezza, riuscendo finalmente a rientrare al Quartier Generale con grande entusiasmo delle altre emozioni in subbuglio e la lascerà agire perché solo attraverso l’esternazione ai propri genitori del suo disagio e dolore dovuto al brusco trasloco, Riley riuscirà a provare di nuovo ” Gioia ” ed a costruire una nuova fiorente vita a San Francisco, ricca di altri amici, interessi ed innumerevoli Isole della Personalità.

Capolavoro emotivo imperdibile! Non solo per bambini. Evidentemente noi adulti ne abbiamo più bisogno…

Romina De Simone

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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