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Indagine GdF su bancarotta e fallimenti: commercialista genovese nei guai

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Guardia di Finanza

Secondo gli inquirenti, trasferivano nel crotonese la sede legale di imprese in difficoltà del Nord Italia creando nuove compagini sociali intestate a prestanome e, dopo averle svuotate degli asset positivi, le facevano fallire davanti al Tribunale della città calabrese.

L’organizzazione è stata scoperta dalla Guardia di Finanza di Crotone, che stamane ha riferito di avere arrestato 13 persone, tra le quali professionisti e imprenditori.

L’indagine si è iniziata nel 2015 con l’approfondimento di una serie di segnalazioni per operazioni sospette ed è andata avanti per due anni con analisi documentali, intercettazioni, pedinamenti e servizi di osservazione.


I finanzieri si sono accorti che in numerosi fallimenti decretati dal Tribunale c’erano sempre gli stessi rappresentanti legali.

Ossia le presunte “Teste di legno” appositamente assoldate da un “reclutatore”, Giuseppe Chiodo, uomo di fiducia di quello che viene indicato come il promotore dell’organizzazione, Alberto Storari, residente a Novara, ma che per anni ha vissuto a Cirò Marina.

I due sono stati arrestati insieme alle presunte “teste di legno” Francesco Corigliano, Luigi Pantisano e Antonio De Angelis, che avrebbero guadagnato solo poche centinaia di euro dall’attività a fronte di rilevanti interessi economici.

Determinati per la spoliazione delle società in difficoltà, secondo gli inquirenti, sono risultati essere Antonio Castello commercialista di Genova e Ivana Massolo avvocata con studio a Torino. La donna si sarebbe occupata della parte legale delle operazioni di “riassetto” delle società in “decozione” insieme a Storari.

Per l’accusa, l’attività dei professionisti è stata fondamentale. Infatti, come dimostrerebbero alcune intercettazioni telefoniche, avrebbero posto in essere le operazioni commerciali, societarie e contabili, per avvantaggiare i propri clienti e spostare le responsabilità sugli associati crotonesi.

Ai domiciliari sono finiti anche gli imprenditori Enrico Bisio di Novara, Roberto Lombardi di Genova, Luigi Minori di San Sebastiano da Po’ (Torino), Maria Rosa Pascuzzi, originaria di Belcastro (Catanzaro) e residente a Chivasso (Torino), Giuseppe Ferrando di Genova e Paolo De Gregori di Novara.

Tutti, secondo l’accusa, si sono avvantaggiati dei “servizi” offerti dall’organizzazione per salvare i beni e l’azienda dai fallimenti che si sarebbero verificati dove le società avevano le sedi legali.

Altri 14 imprenditori di varie città italiane risultano indagati perché nel corso degli anni si sarebbero avvalsi delle prestazioni dell’organizzazione capeggiata da Storari.

Nel corso dell’operazione sono state sequestrate e sottoposte ad amministrazione giudiziaria otto società operanti a Genova, Novara, Milano, Chivasso (Torino), Busto Arsizio (Varese), Limena (Padova), Pietrasanta (Lucca) che sono, in parte, la risultante di 34 società portate al fallimento in Provincia di Crotone dal 2009 fino ad ora.

Ai componenti del gruppo e agli imprenditori è stato contestato un profitto derivante dall’illecita attività per circa un milione e mezzo di euro, mentre l’ammontare delle sole iscrizioni a ruolo per debiti tributari ammonta a 140 milioni di euro per i fallimenti decretati a Crotone.

 

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