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In libreria “Antonio Amato, Genova 1981-1983”

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Folla alla presentazione del libro del nostro fotografo genovese Antonio Amato

Folla alla presentazione del libro del nostro fotografo genovese

GENOVA. 6 GIU. Ho conosciuto Antonio Amato tanti anni fa. Era il 1978, ed io iniziavo a collaborare con il quotidiano “Il Lavoro”, allora con la sede storica in Salita Dinegro, tra piazza Fontane Marose e Piazza Corvetto.

I fotografi del giornale erano diversi; io ricordo con piacere Salvatore Toscano, Roberto Bobbio e proprio Antonio Amato. Non ci siamo più visti per oltre vent’anni, ma ho avuto di lui un bellissimo ricordo.

Per come si rapportava con i colleghi nel caotico mondo del giornalismo di allora, per come si intratteneva con la gente, i “fotografati”. Sempre corretto, mai fuori dalle righe.


Ed è stato un piacere la scorsa settimana, giovedì 1 giugno andare  al “Teatro Altrove – Teatro della Maddalena” di Piazzetta Cambiaso, nel Centro Storico della città, dove Antonio ha presentato il suo libro dal titolo  “Antonio Amato, Genova 1981-1983”, edito dall’editrice indipendente Yard Press.

Un pubblico numerosissimo, oltre 250 persone, che ha affollato il teatro e la piazzetta antistante.

Tutti li per Antonio ed il suo libro: 112 immagini presenti che accompagna il lettore lungo una Genova particolare: la Genova punk di quegli anni.

Testimoni fotografici, i personaggi che ne facevano parte; testimoni in bianco e nero, che ci raccontano quel periodo, attraverso immagini e modi di vivere che allora forse non capivamo.

Erano i primi anni ‘80, periodo dove gli anni di piombo delle Brigate Rosse erano appena terminati ma con tanti tristi ricordi ancora ben vivi tra i genovesi.

Un periodo dove il PCI iniziava a vacillare, dove nascevano i Centri Sociali Autogestiti. E loro, i Punk.

Invisi da tutti: chiesa, comunisti, polizia, socialisti, democristiani ed anche fascisti. Insomma, per quei ragazzi, a torto o ragione, tutti contro.

E forse proprio per questo, di quell’ondata fragorosa Punk non è rimasto proprio nulla. Incredibile.

Il libro fotografico si avvale di un testo nella parte finale del giornalista Diego Curcio, da tutti riconosciuto come espertissimo del movimento Punk di tanti anni fa.

“Effettivamente – ha detto Curcio – con questa opera Antonio Amato ci ha restituito con le sue fotografie quegli anni ormai lontani, dove non c’erano testimonianze scritte né fotografiche. E qui troviamo tracce dell’esperienza ideologica dei Punk, di Autonomia operaia, sino ad anarchia e case occupate.

Perché è fuor di dubbio che la maggior parte di Punk genovesi e non solo  erano molto vicini alla sinistra extraparlamentare. Un dato di fatto: i primi punk genovesi non erano ben visti né dai comunisti né dai fascisti».

E poi Antonio Amato, che parla così della sua opera: “Questo libro è nato per una mia curiosità – dice il fotografo – perché negli anni ’80 cercavo di capire le mie inquietudini. Qualche anno prima mi ero licenziato da un posto di lavoro fisso, per fare il fotografo. Decisione un pò ribelle, ma decisa. Ed il primo lavoro è stato quello di ascoltare e guardare la gente; e poi c’erano loro, i punk… Sono passati 35 anni anni – continua Amato – loro non ci sono più. Se ci guardiamo attorno, la vita della gente comune non è cambiata più di tanto”.

-E loro, i Punk?

“I Punk di allora si sono ormai integrati perfettamente nella vita di tutti i giorni. Chi è giornalista, chi come Claudio Guidetti produce i concerti di Eros Ramazzotti, chi è Direttore d’Azienda, chi fa il broker. Evidentemente il movimento era formato da persone validissime che hanno avuto la forza per crescere proprio grazie al movimento Punk”.

Il libro si può acquistare tramite internet. Una chicca che nn puoi mancare a chi ama Genova e la sua storia.

Franco Ricciardi

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