Immigrati a Prè, i residenti: finta solidarietà, è solo business e degrado

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GENOVA. 16 SET. Finta solidarietà ed ipocrisia dell’accoglienza senza regole. Insicurezza su insicurezza, degrado su degrado. C’è chi ci guadagna, ma gli abitanti di Prè, come altri del centro storico genovese, si ribellano.

Residenti e commercianti sono preoccupati ed indignati per il nuovo insediamento di stranieri al civico 7 di via Prè. Ossia della goccia che fatto traboccare il vaso. L’altro giorno Ornella Cocorocchio, dell’associazione La Coscienza di Zena, ha scritto agli assessori comunali Elena Fiorini, Emanuela Fracassi ed Emanuele Piazza, lanciando l’allarme e un grido di aiuto, ma non ha ancora ricevuto risposte.

Ecco il testo della missiva, che descrive la grave situazione, ormai sotto gli occhi di tutti. Non molto diversa dal resto dei caruggi e di altri quartieri della città, lasciata allo sbando da chi sbandiera la solidarietà ed è favorevole all’accoglienza indiscriminata, ma che in realtà, inevitabilmente, alimenta solo il business immigrati, il degrado, la delinquenza e l’insicurezza per i genovesi:

 

“Ancora una volta ricorro alle Vostre competenze per manifestare la contrarietà degli abitanti di Prè a causa di un nuovo insediamento di rifugiati che avverrà al civico 7 in conseguenza della trattativa privata tra la cooperativa Cesto e il proprietario dell’appartamento.

Non sembra accettabile che un’operazione che ha tali importanti ricadute sul territorio sia portata a termine soltanto da chi è coinvolto per interessi economici. Quello cui è possibile assistere a Prè è che da tempo ci sia un nuovo business per i tanti proprietari che vivono altrove ed hanno nel centro storico immobili da utilizzare. Se prima gli appartamenti erano disponibili per la richiesta dei migranti o per l’apertura di laboratori in cambio di esosi affitti in nero, oggi lo sono finalmente con un’apparenza di legalità per l’emergenza rifugiati.

I rifugiati sono diventati l’affare del momento. Sia per tutta una miriade di cooperative che si accaparrano gli alloggi, sia per i proprietari che con loro realizzano buoni affari. Con in più la parvenza ipocrita di aver offerto il proprio contributo a una causa umanitaria.
Ma non è una novità. Nel Sestiere, dell’antico tessuto sociale sono rimasti soltanto gli interessi economici a far da padrone sul territorio e, si sa, essi si spostano a seconda della richiesta del mercato, senz’altro limite eccetto la capacità di generare migliori profitti. Giova ricordare le parole del precedente questore, Mario Mazza, che rinveniva a Prè l’esistenza di una rete economicamente criminale.
In un contesto civile – evidentemente – quanto sopra non può essere l’unico criterio applicato. Gli abitanti di Prè chiedono pertanto con forza una programmazione per l’accoglimento che superi gli interessi privati e sia attenta a non gravare sui già compromessi, come è per Prè, equilibri esistenti.

In ultimo, mi permetto umilmente di ricordare che a Prè oltre a rifugiati, migranti, clandestini, drogati, spacciatori, alcolisti, mangiatori di kebap, gente che prega verso la Mecca, usa i money transfer e compra soltanto custodie per cellulari, esiste anche gente come me. Che sotto casa vorrebbe trovare una caffetteria, una focacceria, le cose normali che si trovano ovunque quando si esce al mattino. Ma se Prè non è un posto per me, lo si dichiari ufficialmente cosí che possa richiedere formalmente lo stato di rifugiato per luogo più idoneo.

Sperando che vogliate prendere in considerazione le riflessioni di cui sopra, porgo cordiali saluti. Ornella Cocorocchio“.

 

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