Immagini omicidio fra stranieri: non è indifferenza, ormai la gente ha paura

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Omicidio fra stranieri in vico Biscotti: un fermo immagine della telecamera nei caruggi
Omicidio fra stranieri in vico Biscotti: un fermo immagine della telecamera nei caruggi
Omicidio fra stranieri in vico Biscotti: un fermo immagine della telecamera nei caruggi

GENOVA. 30 APR. Vico Biscotti, poco dopo una mezzanotte come tante nei caruggi. Droga, stranieri, degrado e violenza. Poco più in là, in piazza delle Erbe, tanta gente che si assiepa e si diverte, ma appena si sposta nei dintorni sale la paura perché manca la sicurezza. Quando c’è e funziona, poi i malviventi non vengono efficacemente espulsi oppure non esiste la certezza della pena: in molti lasciati liberi a vagolare per le nostre strade.

Oggi sono state diffuse alcune immagini dell’omicidio avvenuto la notte dell’undici novembre scorso nel centro storico genovese.

Una coppietta che passa e si tiene per mano. I giovani della movida che, impauriti, girano al largo, dopo alcune ore trascorse spensieratamente. Altri stranieri che non si fermano. Uno dei tre assassini scappa, poco distante da loro. Alcuni passanti sbirciano. I residenti si affacciano sul vicolo. Qualcuno telefona al 112 dei carabinieri. L’ambulanza arriva, ma il nordafricano muore in un lago di sangue.

 

Un presunto spacciatore marocchino 40enne è stato appena sgozzato con un coccio di bottiglia dai rivali senegalesi, che lo avrebbero già minacciato di non invadere il loro territorio di spaccio. Poi un’altra possibile versione dei fatti: il marocchino avrebbe fatto un semplice sgarro ai senegalesi lanciandogli contro una bottiglia.

Il procuratore capo Michele Di Lecce, oggi in pensione, dalla poltrona del suo ufficio in seguito arriverà a lanciare accuse di omertà.

Tuttavia, grazie alla scrupolosa attività di indagine dei carabinieri, alle immagini delle telecamere, ma anche alle telefonate al 112, segnalazioni e testimonianze, gli investigatori ora sono riusciti a prendere due dei tre assassini. L’ultimo lo hanno acchiappato in Spagna, dopo che era fuggito a Milano. Il terzo complice è latitante, ma avrebbe i giorni contati.

I genovesi non sono omertosi, né indifferenti alla violenza, ma hanno solo paura per colpa di chi dovrebbe pensare alla loro sicurezza e invece continua a fallire, anche perché viene sostanzialmente e sistematicamente preclusa alle forze dell’ordine l’opportunità di operare in modo risolutivo facendo reale pulizia. Li prendono e spesso il giorno dopo sono fuori. Lasciati liberi a vagolare per le nostre strade. Fabrizio Graffione

 

 

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