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Ilva e i seimila esuberi, la parola alla Fiom

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Ilva e i seimila esuberi, la parola alla Fiom

GENOVA. 9 GIU. Per quanto riguarda l’Ilva, dopo il passaggio del Gruppo Ilva a Am Investco, joint-venture tra ArcelorMittal e Marcegaglia, si annunciano circa 6 mila esuberi, con l’utilizzo di 8.600 lavoratori nella nuova società.

“La prospettiva che questi rimangano in Ilva in Amministrazione Straordinaria è inaccettabile. Significa – spiega Bruno Manganaro della Fiom – rimanere in cassa integrazione a termine per poi finire nel dimenticatoio e nella disoccupazione.

Dire che serviranno alle bonifiche è un’altra bugia. Intanto a Genova e Novi non ci sono bonifiche da fare ed in ogni caso come dimostrano tante storie industriali (Bagnoli, Italsider Campi, Ilva Cornigliano, ecc.) le bonifiche possono farle aziende specializzate impegnando numeri ridotti, pena incidenti sul lavoro”.
“Non servono spot pubblicitari – conclude Manganaro – bisogna rispettare i patti: tutti i lavoratori dell’Ilva, che non sono responsabili di questa crisi, devono mantenere il rapporto di lavoro con l’annunciata nuova Società che produrrà acciaio e che l’Accordo di Programma di Genova sia integralmente rispettato.


Non faremo sconti a nessuno! Attendiamo, ma non troppo, che la Presidenza del Consiglio dei Ministri convochi tutti i firmatari dell’Accordo di Programma”.

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